Addio vitalizi, le Camere varano la riforma

Vitalizi, addio. È ufficiale. Con il passaggio al sistema contributivo, allo scoccare del nuovo anno deputati e senatori vedranno il proprio vitalizio trasformarsi in una pensione. E nell’attesa di capire, a fine gennaio, quale sorte toccherà agli stipendi di tutti i parlamentari, arriva una brutta sorpresa per i senatori, che si vedranno decurtare la diaria se assenti. Intanto, c’è una stretta anche per la previdenza del personale delle Camere: via al contributivo e all’innalzamento dell’età della pensione. Ma Idv e Lega protestano: «Si poteva fare di più». Gianfranco Fini e Renato Schifani non si sono fatti fermare da mugugni e resistenze dei parlamentari. Dopo aver assunto la decisione il 29 novembre con il ministro Elsa Fornero, sono andati fino in fondo. E oggi hanno incassato la delibera dei rispettivi Uffici di presidenza. In tempo perchè dal primo gennaio entri in vigore la nuova disciplina dei vitalizi. D’ora in poi la previdenza di deputati e senatori sarà commisurata, come per tutti i lavoratori, ai contributi versati. Che saranno leggermente aumentati, per adeguarli a quelli del pubblico impiego: dall’8,6% al 9,16%. E così con il nuovo sistema di calcolo, stimano i questori, le pensioni degli onorevoli saranno tre volte minori rispetto ai vecchi vitalizi. Restano comunque intatti i vitalizi già maturati (il contributivo varrà pro quota per chi ora è in carica). Ma l’innalzamento dell’età minima per percepirli dai 50 ai 60 anni (65 per chi abbia svolto un solo mandato), «comporterà il differimento fino a 10 anni per molti deputati». Con un risparmio immediato per le casse dello Stato. «Ora il Senato è più in sintonia con il Paese, ma non ci arrendiamo all’antipolitica», è il commento del presidente Schifani. Che dà il via libera a un’altra novità a palazzo Madama: una trattenuta sulla diaria per le assenze alle votazioni in Aula e Commissione. Una misura già in vigore da novembre a Montecitorio (anche per le sedute senza votazione). Quanto all’adeguamento degli stipendi dei parlamentari alla media europea, Fini ribadisce che entro il 30 gennaio la delibera sarà fatta, anche se il 31 dicembre non arrivasse il rapporto atteso dalla commissione Giovannini. Tra le possibili novità, il passaggio del budget per collaboratori alla gestione delle Camere e non più del singolo onorevole (stop abusi). Ma non mancano le polemiche. Non solo quelle dei parlamentari che lamentano i tagli. Ma anche quelle di chi chiedeva di fare di più. Come l’Idv e la Lega, che alla Camera non hanno votato la delibera. Perchè volevano che il contributivo valesse anche per i vecchi vitalizi (quelli ad esempio che già percepiscono Pecoraro Scanio, Cicciolina e Toni Negri, elenca il Carroccio). Inoltre, protesta Silvana Mura (Idv), saranno le Camere (quindi lo Stato) a pagare 2/3 dei contributi. Rosy Bindi (Pd) ha chiesto di inserire nel regolamento che i questori dovranno adottare entro il 31 gennaio per dare attuazione alla delibera, una norma che consenta la rinuncia o l’autoriduzione della pensione da parte di ciascun deputato. E sfida chi lamenta la mitezza dei tagli, ad approfittarne. Ma c’è qualche dubbio sulla validità giuridica della norma. Intanto Alessandra Mussolini (Pdl) ha presentato un odg per chiedere ai ministri ‘tecnicì di rinunciare al cumulo, loro spettante per legge, tra lo stipendio di ministro e quello di onorevole («rifiutino l’indennità parlamentare», li sfida). Infine, per il personale delle Camere saranno in vigore dal primo gennaio (ufficializzazione prevista la prossima settimana, dopo trattativa sindacale) le nuove regole sulle pensioni introdotte dalla manovra. E cioè: passaggio al contributivo e innalzamento dell’età di anzianità e vecchiaia.