Aphelion e Magnetic – Sound Machine

Il nuovo progressive-rock abita a Treviso

di Donato ZOPPO

Storie, esperienze e vicende del rock progressivo italiano. Giri, cerchi, spulci, e trovi nel trevigiano due tra le più promettenti formazioni del nuovo rock tricolore. Giovani, agguerrite, preparate, sostenute dalla lungimiranza della Lizard Records di Loris Furlan e Nicola Pivato, una garanzia nel mercato discografico indipendente. Gli Aphelion sono coraggiosi alfieri del movimento prog-fusion italiano: ad essere più precisi, sono una band unica nel suo genere, grazie al folgorante disco d’esordio Franticode. Sono in possesso di notevoli doti tecniche, ma puntano all’espressività, alla comunicazione, al pathos, pur turbolento e mozzafiato. Non è un caso che il grande Derek Sherinian, ex tastierista dei Dream Theater e patron dei Planet X, si sia occupato del mixaggio dell’album. Formazione a quartetto: Matteo Gasparin (chitarre), Alessandro Bertoni (tastiere), Sebastiano Pozzobon (basso) ed Enrico Pintonello (batteria) ricordano nomi come Cynic e Planet X, ma il loro fantastico viaggio strumentale non dimentica bagagli importanti come King Crimson, Allan Holdsworth e Liquid Tension Experiment. La band è giovane ma già affiatata, in possesso di un ottimo interplay e della giusta fantasia per combinare le differenti influenze e gli svariati incastri strumentali. Gli Aphelion sono un gruppo di grande talento, unico nel suo genere. Stesso discorso per i Magnetic Sound Machine, che hanno addirittura qualche anno in meno dei loro colleghi e già due dischi alle spalle… Cinque giovanotti classe 1989, amanti del Perigeo, degli Uzeb e della grande storia del jazz-rock: Andrea Massarotto (sax contralto), Alessandro Caldato (tastiere), Giacomo Girotto (chitarra elettrica), Riccardo Pestrin (batteria) e Stefano Volpato (basso elettrico). Il secondo album Chromatic Tunes è un trionfo di suoni e colori, di tinte sgargianti e una musicalità avvolgente, spigliata e disinvolta. Secondo i suoni e l’approccio classico del rock-jazz all’italiana (ricordiamo colossi come Napoli Centrale, Bella Band, Agorà, Baricentro), l’album coinvolge, smuove, fa sorridere e rilassare, perché stimola e non aggredisce l’ascoltatore. È un’ampia tavolozza strumentale, figlia di torrenziali jam session, una forma che sta animando anche il terzo album, al quale i trevigiani lavorano dallo scorso inverno.