Arte in transizione 1885-1930 – Pittura italiana da alcune collezioni lombarde

a cura della redazione

Si terrà dal 1 novembre 2008 al 15 marzo 2009, presso la Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, la mostra Arte in transizione 1885-1930. Pittura italiana da alcune collezioni lombarde, a cura di Stefano Fugazza, Alda Guarnaschelli, Paul Nicholls. In mostra oltre quaranta opere, tra cui molte inedite e altre poco note, di artisti tra cui Giacomo Balla, Plinio Nomellini, Pellizza da Volpedo, Mario Cavaglieri, Mario Sironi, Oscar Ghiglia, Filippo De Pisis. Opere di alta qualità selezionate tra alcune importanti collezioni lombarde, scelte a rappresentare un periodo, quello che segna il passaggio tra Otto e Novecento, in transizione appunto, verso la modernità, o verso una diversa idea di tradizione.

Le opere rappresentano tutti quei movimenti allora in atto nella ricerca pittorica italiana: divisionismo, naturalismo, simbolismo e Novecento al suo inizio. Movimenti ancora lontani dalle avanguardie più radicali, ma non per questo né accademici né passatisti, che testimoniano una sostanziale continuità delle ricerche pittoriche in atto in Italia, nonostante il forte legame di molti artisti italiani con l’estero, in particolare la Francia. Confluisce infatti in Italia una creatività stimolante, che fa lievitare le consuetudini di antica memoria, a volte provocando una rottura, a volte assimilandosi in interpretazioni legate alla tradizione.

L’Italia, però, pur dimostrandosi disponibile a queste innovazioni, non abbraccia una fede esterofila senza riserve; anzi, molte tradizioni continuano ed è proprio uno degli scopi di questa mostra evidenziare la contemporanea convivenza di tendenze artistiche disparate, anche apparentemente in antitesi. Il periodo preso in esame è quello che va dall’esordio del Divisionismo alla Triennale di Brera del 1891 fino alle prime manifestazioni del “Novecento” alla fine degli anni Venti. Si tratta di un periodo ricco di mutamenti di indirizzo nel campo delle arti, accompagnati dall’acquisizione di nuove tecniche e modi espressivi. Nei due decenni precedenti non sono mancati contatti con l’arte contemporanea all’estero – da Costa e Signorini in Inghilterra a Boldini, De Nittis e Zandomeneghi a Parigi – ma l’inaugurazione delle Biennali veneziane, nel 1895, ha dato una vasta opportunità agli artisti italiani di misurarsi con i colleghi stranieri in casa propria, come mai prima. Attorno al 1900, poi, si attesta in tutta Europa quel rinnovamento radicale nell’uso delle forme e dei colori che è comunemente chiamato secessionismo. Sviluppatosi sulla scia del post-Impressionismo francese, anche l’Italia, come dimostrano le varie manifestazioni secessionistiche locali, non ne rimane immune. A questo fermento, favorito dalle aspettative ottimistiche per il nuovo secolo, e parallelamente a quanto avviene nel resto d’Europa, si aggiunge la diffusione delsimbolismo, oltre alla conoscenza dei Fauves e dei Cubisti, così come di altre correnti artistiche che si sono distinte in rapida successione.

La mostra si sviluppa in ordine cronologico: un primo gruppo comprende dipinti eseguiti negli ultimi quindici anni dell’Ottocento (1885-1899); un secondo, opere del periodo tra l’apertura del secolo nuovo e l’inizio della prima guerra mondiale (1900-1914); l’ultimo gruppo opere degli anni della guerra fino alla nascita del “Novecento” (1915-1930).

Nel primo periodo fiorisce il Divisionismo di Grubicy, Fornara e Pellizza, che sarà poi elaborato da Barabino, Dudreville e Innocenti: Morbelli ne sarà un interprete fedele fino alla fine. Il Simbolismo, già accennato nelle ultime opere di Costa – i “paesaggi dell’anima” – sottende il lavoro di alcuni artisti nel primo Novecento, quali Fragiacomo, Lloyd, Benvenuti e Salietti, mentre il clima del “Novecento” si fa sentire nelle opere di Ghiglia, Sironi e Vellani Marchi, tra l’altro tutti e tre partecipi alla prima mostra milanese del gruppo nel 1926. Cospicua l’attrazione di Parigi, visitata da Ulvi Liegi e Nomellini alla fine del secolo, seguiti da Balla e Macchiati e Magnelli, e più tardi da Bucci e Tozzi, segno di un’apertura a novità che hanno consentito un’arditezza di forma e colore impensabile nell’Ottocento. La provenienza, quasi esclusivamente privata, consente di ammirare opere in gran parte poco note e in alcuni casi del tutto inedite. Sarà possibile inoltre visitare la collezione permanente della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, aperta al pubblico dal 2001, costituita da oltre quaranta dipinti selezionati nel tempo con il preciso intento di accogliere, insieme a significative opere di artisti del Tortonese a cavallo tra ‘800 e ‘900, altre rilevanti testimonianze artistiche nazionali dello stesso periodo, con particolare attenzione al movimento divisionista. Ventuno – di fatto il corpus più consistente fruibile in uno spazio pubblico – sono le opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo, fondamentali nella ricostruzione dei passaggi più rilevanti della sua vicenda umana e artistica. Partendo da questa base, attraverso un’attenta politica di acquisizioni, la Fondazione ha cercato in questi anni di costruire una collezione che consentisse di evidenziare i vari momenti della ricerca espressiva legata alla pittura divisionista attraverso il confronto con opere significative di artisti quali Angelo Barabino, Leonardo Bistolfi, Carlo Fornara, Eugenio Gignous, Baldassarre Longoni, Emilio Longoni, Cesare Maggi, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Giovanni Segantini e Cesare Tallone.