ARTeMente

Ognuno di noi esprimerebbe i suoi dubbi davanti all’affermazione “il cervello è arte”. Ma se non ci limitassimo a pensare il cervello come entità fisica e se, per un attimo, lo accorpassimo nella proporzione matematica [mente: comunicazione = arte: estetica] allora diverrebbe tutto più chiaro. La mente produce comunicazione tanto quanto l’arte produce estetica. Da qui, la nascita di una nuova disciplina: la Neuroestetica che si prefigge di approfondire il rapporto tra l’arte e la nostra mente. Ogni opera d’arte ha la capacità di produrre un qualche tipo di emozione e ognuno di noi ha una diversa esperienza estetica di fronte ad essa. Ciò che questa disciplina intende indagare sono i meccanismi attraverso i quali siamo in grado di immaginare, costruire associazioni, creare ed emozionarci davanti ad un opera d’arte. Nell’ ultimo ventennio, le neuroscienze sono state in grado di determinare l’organizzazione del nostro cervello e, in particolare facendo riferimento a processi fisiologici propri del sistema visivo, si è potuto appurare come l’artista, mentre dipinge, esplora le potenzialità del proprio cervello. La Neuroestetica parte dal presupposto che, di fronte ad un medesimo oggetto, in ogni essere umano si rileva la medesima modalità di attivazione in diverse aree cerebrale e l’attività umana è un risultato dell’attività del cervello. Questa base comune ci pone di fronte all’arte sullo stesso piano interpretativo, permettendo di comunicare impressioni ed emozioni profonde che talvolta non siamo in grado di esprimere a parole. Da ciò si potrebbe dedurre che l’artista abbia un cervello sviluppato in modo diverso da chi artista non è e che questa diversità si possa osservare e descrivere; si potrà stabilire, semplicemente osservando il cervello, se uno è artista oppure no? Si potrà fare a meno dei critici e del loro giudizio? Un male o un bene? Un bene perché sparirebbero i critici. Un male perché nessuno potrebbe più spacciarsi per artista. Ma sarà davvero così semplice? Sarà la Neuroestetica la nuova fonte della critica d’arte? Saranno i nostri neuroni a scrivere su carta i nostri sentimenti, davanti a una poesia di Ungaretti piuttosto che davanti a un’opera di Dalì? Troveremo il neurone della creatività? E la Neuroestetica si vedrà bollare da non scienza, avvicinandosi forse all’astrologia, nello stesso momento in cui l’uomo rifiuterà la determinatezza di questa disciplina scomoda. Artisti. Armatevi di coltello. La vostra mente ha diritto d’essere protetta.

di Jacopo Giovanni Romani