Due dita nella storia. Ma Churchill ci avrà pensato?

di Antonio MURA

Che le lettere dell’alfabeto greco e romano trovino le loro origini nei segni della scrittura semitica è cosa ormai acquisita dagli studiosi della materia. E pochi dubbi ci sono anche sul fatto che questi segni derivino da immagini e disegni (pittogrammi) diventati nel tempo, grazie all’esigenza umana di comunicare, veri e propri sistemi di scrittura. È per questo che non solo nelle parole, ma anche nelle lettere dell’alfabeto noi troviamo voci antiche, testimoni di un passato che si proietta e vive nel presente anche quando non ne abbiamo coscienza.

Ha scritto Galileo nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo: […] qual eminenza di mente fu quella di colui che si immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri […] con i vari accozzamenti di venti caratterizzi sopra una carta… Come non cogliere in queste parole tutta l’ammirazione per la capacità umana di trasformare un’idea astratta, un concetto in segno concreto, in un simbolo percepibile dai sensi? D’altra parte il nostro comunicare non è, anche oggi, una costruzione continua di simboli?

Non solo, ma si può dire che in un’infinità di circostanze, oggi, affidiamo ai soli simboli i contenuti di una comunicazione che vogliamo rendere semplice e chiara.

È piuttosto improbabile che pensassero a questi problemi gli arcieri inglesi nel corso della lunga guerra che li contrappose ai francesi tra il 1337 e il 1453.

Eppure la cosa li riguarda da vicino.

Gli studiosi di storia militare sostengono che il punto di forza decisivo dell’esercito inglese dell’epoca fosse nella preparazione degli arcieri, uomini a piedi, con un rifornimento base di 100 frecce e capaci, ciascuno, di tirare con grande precisione 12 frecce al minuto grazie al fatto che tendevano la corda dell’arco con l’indice e il medio della mano destra, incoccandovi, contemporaneamente, la freccia.

Una tecnica micidiale se si pensa che nella battaglia di Cadsand del 1337, che vedeva contrapposti 5000 francesi a 2500 inglesi tra armigeri e arcieri, alla fine dello scontro i caduti francesi furono 3000. Purtroppo per gli arcieri inglesi, quando finivano prigionieri dei francesi li aspettava il taglio del dito indice e del medio. Una legge del contrappasso in piena regola.

Per questo gli arcieri inglesi, quando venivano schierati sul campo, in attesa della battaglia, erano soliti salutare i francesi alzando la mano con il medio e l’indice tesi verso l’alto: un segno di sfida. Come a dire: veniteveli a prendere se siete capaci… Senza volerlo quegli arcieri avevano fatto nascere in Inghilterra la “V” di Victory, una lettera dell’alfabeto che si faceva simbolo di un sentire umano complesso e profondo fatto di rabbia, di coraggio e, forse, chissà, anche di paura. Ma questa è la storia degli individui umani. Chissà se sir Winston Churchill quando, durante la seconda guerra mondiale, si rivolse agli inglesi con quelle due dita alzate per lanciare un messaggio di fiducia nella vittoria finale sul nazifascismo avrà pensato a quegli arcieri di tanti secoli prima. Forse no : il suo pensiero correva alla temuta Armata Rossa sovietica che, sconfitti i nazisti a Stalingrado, cominciava la marcia verso la liberazione dell’Europa… e a poco potevano servire gli arcieri inglesi.