Edmondo Berselli e Shel Shapiro Storie, sogni e Rock’n roll.

di Giuseppe BUTTIGLIONE

Interessante appuntamento con la storia della musica rock anni sessanta/settanta venerdì 28 dicembre 2007 al Teatro Sociale di Trento, gremito in ogni posto. Ospiti della serata il giornalista del quotidiano della Repubblica, Edmondo Berselli e Shel Shapiro, mitico chitarrista dei Rokes, band inglese che spopolava in Italia alla fine degli anni sessanta. Motivo dell’appuntamento, il preludio allo spettacolo che è tenuto in primavera all’auditorium S. Chiara di Trento. Sarà un bella società.

L’intenzione degli autori, nell’incontro con il pubblico, non voleva essere un patetico tuffo nel passato, ma osservando l’età media dei presenti, piuttosto avanzata, gioco forza si è assistito ad un vero deja vu. Dopo la presentazione di Edmondo Berselli, che in dieci minuti di cordiale e sintetico intrattenimento ha fatto trapelare una buona conoscenza del periodo, ma in modo distaccato e poco vibrante poiché non vissuto in prima persona (il giornalista modenese è nato nel 1961), è salito sul palco Shel Shapiro. Il musicista, che era accompagnato da due chitarristi acustici, ha regalato al pubblico 45 minuti di surreale atmosfera. Shapiro, che dopo quarant’anni di permanenza in Italia ha ancora un forte accento londinese, ha realizzato un piccolo viaggio negli anni sessanta cercando di fare capire ai presenti che la musica rock è andata di pari passo con i mutamenti sociali avvenuti in quegli anni. Commentando alcune poesie di poeti degli anni sessanta e cantando alcuni pezzi storici di Bob Dylan, Shel Shapiro ha fatto rivivere per pochi attimi un magico momento probabilmente irripetibile nella storia della musica. Poi ha suonato alcuni pezzi storici dei Rokes che, nei ricordi di chi non è più giovane, è la band che ha contrassegnato i gusti musicali di tanti gruppi musicali e che, a buon diritto, hanno segnato una tappa fondamentale nella musica italiana di quegli anni. Gioco forza abbiamo rivissuto, chi in quell’epoca ha avuto la fortuna di esserci, il movimento hippyes, Woodstock, la musica lisergica, il ’68, le radio libere, i movimenti ideologici e politici di un mondo che volevamo cambiare. Adesso a distanza di quarant’anni mi guardo un po’ sconsolato, gli attori (non tutti) di quel bagliore storico-musicale oggi occupano i posti più rilevanti nella vita economica e politica. I capelloni che contestavano la società di ieri oggi sono insegnanti, medici, direttori di banche e quotidiani, dirigenti industriali, deputati e senatori. È questo il mondo libero che volevamo costruire per noi e per quelli che sarebbero venuti dopo? Contemplando tutto quello che attualmente succede nella società provo un forte disagio.