Eroici crimini… generali: c’è poco di cui gloriarsi

di Antonio MURA

La cosa è nota (almeno si spera). Il 2 giugno 1946, con un referendum, l’Italia diventò Repubblica. Per molto tempo, ogni anno, questo giorno è stato celebrato a Roma con una parata militare che ne richiamava un’altra, quella del 4 novembre, festa delle Forze Armate, il cui carattere di esaltazione delle stesse Forze Armate è sempre stato ( col fascismo o con la repubblica ) un elemento costante.

Ci vollero molti anni di proteste perché dalle celebrazioni del 2 giugno venisse tolta di mezzo la sfilata militare per le vie di Roma, che Ciampi, diventato presidente della Repubblica, invece, volle ripristinare per ricondurre Forze Armate e Repubblica sulla strada di un’unica esaltazione capace di restituire legittimità al militarismo patriottardo.

Brutto segno, visto che le Forze Armate italiane avevano ed hanno ben poco da celebrare, di cui esaltarsi o menar vanto dato che in anni recenti hanno partecipato a guerre di aggressione contro altri popoli, alla distruzione delle loro città, delle loro fabbriche e delle loro scuole, hanno partecipato a massacri di vecchi, donne e bambini come in Yugoslavia, in Iraq e in Afghanistan.

E che dire del passato, degli anni della prima guerra mondiale, di quel 4 novembre che celebra le Forze Armate e le eroiche gesta che assicurarono la vittoria della patria?

Forse, come ha scritto qualcuno, il 4 novembre andrebbe celebrata la Festa del Decimato Ignoto, visto che nei tre anni di guerra 1915-1918, si è perso persino il conto dei soldati italiani morti per le fucilazioni sommarie ordinate dal Gen.Cadorna a cui questo nostro Paese ha dedicato molte vie delle nostre città e ancora non se ne vergogna. Eppure i fatti sono noti e non da oggi.

Nel 1917 Vittorio Emanuele Orlando ebbe a dire che Cadorna ammazza troppi soldati e troppo in fretta. È interessante leggere, a questo proposito, i verbali delle sedute tenute nel 1917 dal Comitato sulla condotta della guerra, istituito dal Parlamento (i cui lavori saranno, però, resi noti solo nel 1919). Nei verbali della seduta del 29 giugno, per esempio, si trova l’intervento dell’on. Giuseppe Modigliani che, a un certo punto, dice:

Il Gen. Cadorna è in arretrato di un secolo, anche nel modo con il quale s’intende da lui mantenere la disciplina militare, cioè col terrorismo e le fucilazioni per sorteggio e le decimazioni”.

Ma nonostante che il Re, il Governo, il Parlamento e gli Stati Maggiori dell’Esercito sapessero perfettamente a quale regime terroristico fossero sottoposti i soldati al fronte, nulla fu fatto.

E ancora oggi il numero dei nostri soldati uccisi dai loro ufficiali e dai loro generali è molto approssimativo.

Infatti mentre risultano più di 4000 i condannati a morte dai tribunali militari, rimangono da conteggiare i soldati morti in seguito alle fucilazioni sommarie eseguite senza giudizio.

Ma se il gen. Cadorna si dilettava con l’invio di circolari terroristiche che legittimavano le uccisioni dei soldati sul campo, non si può dimenticare un altro generale dalla fucilazione facile, Andrea Graziani, nominato dallo stesso Cadorna Ispettore generale dopo Caporetto.

Esemplare, in questo senso, il motivo che spinse Graziani a ordinare la fucilazione di un soldato, un certo Ruffini: era reo di averlo salutato con la pipa in bocca. Il tutto accompagnato da parole che il lettore può giudicare da sé: dei soldati io faccio quello che mi pare.

Forse val la pena di ricordare, visto che i testi in uso nelle scuole italiane tacciono del tutto su questo problema, che contro le fucilazioni sommarie e le decimazioni dei generali di Cadorna ci furono, a Roma, persino delle manifestazioni pubbliche con cui si denunciava anche la pratica di utilizzare i carabinieri per sparare sui soldati alle spalle.

Per concludere queste brevi note sulle gloriose forze Armate italiane, tanto care al Ministro La Russa, riproduciamo qui il testo della sentenza emessa dal Tribunale militare straordinario alle ore 10 del 16 luglio 1916 nei confronti del soldato Giovanni Clerici: “…Considerato che, pur non essendo provato che egli sia l’autore dei due bigliettini incitanti alla rivolta…Sentito il Pm che ha richiesto per l’imputato la pena di morte, il Tribunale all’unanimità lo condanna alla pena di morte da eseguirsi immediatamente sul posto”.

C’è di che riflettere. O no?