Fabrizio Salvetti: “La riuscita del quadro è quanto riesco io stesso nel quadro…”.

di Osvaldo MAFFEI

La giovinezza, emblema della libertà creativa, dell’anarchia e della voglia di sperimentare nuovi percorsi, rappresenta il ventaglio delle possibilità che la vita offre. Per dipingere una tela bianca l’artista sceglie le tecniche e i colori da una tavolozza innovativa ricca e svariata, il cameraman punta la sua cinepresa verso infinite direzioni: così il giovane s’incammina verso le tante sfide che la realtà circostante gli dona.

Talvolta, e soprattutto in questi anni, tali alternative non sono sempre disponibili od orientate a lieto fine, ma sono frequentate da un ospite inquietante, il nichilismo, come appunto scrive Umberto Galimberti nel suo “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani.”

Non è il caso di un nostro caro amico, Fabrizio Salvetti nato a Rovereto nel 1977 e deceduto nel 2007 in casa sua a Marco: un vero artista, capace di porre sempre il senso della sfida attraverso il suo modo di essere, di apparire e di nascondere il suo vero io.

Ho conosciuto Fabrizio al Museo Civico di Rovereto il giorno in cui si è presentato per il servizio civile dieci anni fa circa. Da subito ho notato e tuttora ricordo vivamente la sua freschezza ed il look dei suoi anni giovanili. Quelli di Fabrizio sono stati uno stile ed una ricerca di senso lontani dalle Accademie, mai portate a termine, e colti dentro le esperienze della vita, nelle botteghe dei maestri e nel mestiere dell’arte: stile e ricerca che hanno celebrato ogni opera come essenza della mistificazione e della finzione della realtà. Già, perché tutta l’arte deve essere commistione dionisiaca fra il dire e l’essere, lotta al dominio delle volontà e delle intuizioni, esistenza “poetica” che oltrepassa il tempo e lo spazio definito da quella ragione, che contraddistingue l’attuale cultura occidentale.

Fabrizio artista nell’era tecnologica, ha usato varie tecniche per i suoi lavori, ha mischiato i materiali ferrosi con la carta stampata, si è servito di una telecamera digitale (il suo “giocattolo” preferito), ha trattato le immagini con vari software e infine scritto alcuni testi. Di lui restano poesie, dipinti, collages di carte strappate, resine dal precario equilibrio chimico, files di grafica ed alcuni video instabili nella loro complessa struttura immateriale: una ricca produzione in cui è impossibile separare la persona che ha agito dall’opera che trasmette informazione, gli strumenti che sono stati usati e la realizzazione compiuta, come testimoniano gli autoritratti ed i lavori con i dischetti di carta levigatrice.

Fabrizio ha toccato un limite che è impossibile comprendere attraverso gli strumenti della misera razionalità: e nei pressi di quel valico ha pagato pesante il conto. Forse la sua opera e la sua vita possono trovare senso estetico e riscatto nel mistero e nella rappresentazione, pur tragica, della “bellezza”.

Note autobiografiche scritte di sua mano

Libero professionista,

mi occupo di trasformazione della logica,

con personali performance.

Ho avuto una collaborazione con lo scultore Baroncini B.

nella realizzazione di un complesso di sculture in un parco presso i Lavini di Marco – Rovereto, tuttora in elaborazione.

Descrivendo il tipo d’arte,la da cui vengo attratto,

resta/rimane la mistificazione dell’opera in sé:

ogni singolo quadro o scultura contiene simbologie,

portate-transportate attraverso lo spirito e l’essere Anima-Corpo riuscendo a dare sfogo alle zone interiori del sé.

Le sequenze di cui vengono composti i quadri convergono

in varie fasi di preparazione.

La riuscita del quadro è quanto riesco io stesso nel quadro,

cioè il quadro mi trasporta ed io sono transmigrato altrove;

le simbologie che avvengono nel trasporto, nell’istante in cui vengono eseguite, mi appaiono ancora da decifrare. Col tempo vedo, distinguo i particolari, diversi da ogni singola fase.

Ogni giorno, è diverso, il quadro risulta nel suo insieme, deframmentato, dall’insieme dei giorni: “diversificato”.

L’opera in sé ha un movimento proprio;

Giorni diversi all’interno d’uno spazio…..