Il fantasma del segno, la ricerca di un luogo

di Mario COSSALI

Carla Bertoldi dipinge da molti anni e non ha mai smesso di inseguire il fantasma del segno declinato secondo le sue diverse dimensioni, di arbitrarietà linguistica, di forma determinata, di traccia, di riconoscibilità, di senso del limite, di equilibrio, di meta raggiunta, di scopo.

Il segno ha condotto per mano la creatività di Carla Bertoldi, occupando dispoticamente le stanze del colore oppure dominandole e assoggettandole ai suoi desideri. Oggi il segno si fa largo in questa pittura andando a caccia di un luogo dove sostare nella sua corsa infinita, si aggrappa all’idea del grande Aristotele: “Sembra essere cosa di grande importanza e difficile da afferrare il topos, cioè lo spazio-luogo” e la conferma nella concretezza del suo farsi, perché il luogo sembra sempre sfuggire, nascondersi, eclissarsi.

Carla Bertoldi invade con i suoi segni le carte topografiche appunto perché il luogo della sua quiete non ha nome, non può avere nome, sta oltre i luoghi già segnati, già conosciuti.

Il luogo cercato diventa il percorso stesso del segno, il suo errare: lo spazio-luogo è il passaggio e in esso soltanto la quiete è possibile, tanto che a riprova della conquista esce dalle sue stanze anche il colore ad illuminare, sempre al segno aggiogato, i sentieri continuamente interrotti del viaggio, paragonabili magari anche ai sentieri nel/del bosco di heidegerriana memoria.

(Holzwege sono i sentieri nel bosco…ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra l’altro…legnaioli e guardiaboschi sanno cosa significa “trovarsi in un sentiero che, interrompendosi, svia”.)