Imbroglioni. C’era la cera

E non sempre nel miele

di Antonio MURA

Molti studiosi, oggi, sostengono che gli animali hanno molti elementi in comune con gli umani. Uno di questi sarebbe la capacità di maturare l’idea di ingannare il prossimo. Più di un etologo afferma che in alcuni animali questo carattere risulta di particolare rilevanza sul piano comportamentale, ma soprattutto di grande utilità in situazioni di pericolo, dove l’unica possibilità di salvezza è affidata proprio alla capacità di ingannare il nemico. Si tratterebbe dello stesso comportamento, rovesciato, messo in atto quando si tratta di determinare le condizioni migliori, questa volta, per l’attacco al nemico. Questo elemento comportamentale, tra l’altro, apparterrebbe, secondo molti ricercatori, a tutte le specie presenti nel pianeta. Insomma, a nessuno manca …quel programma… A ben guardare, se qualcuno volesse cimentarsi con la stesura di una Storia degli inganni nella vicenda della storia umana in questo pianeta, non si troverebbe certo senza materia prima disponibile. D’altra parte, senza nulla togliere agli antichi o al buon Ulisse, in quanto a materiali disponibili anche la contemporaneità non scherza.

In Italia poi… non c’è che da scegliere.

Ma anche gli antichi romani non si facevano mancare nulla : ed è grazie a quella dote naturale di concepire l’inganno applicata, stavolta, all’attività artistica, che noi ci possiamo permettere di esaltare la sincerità di un amico, il comportamento sincero di qualcuna o di qualcuno. Se gli antichi romani fossero stati sinceri e onesti noi, oggi, non potremmo chiamaresinceri i nostri amici o chi riteniamo tali.

Non è un paradosso? Forse no. Vediamo.

Nell’antica Roma e in altre città dell’Impero, era abitudine dei ricchi (per i poveri non c’era storia nemmeno allora) ornare case e giardini con statue di ogni tipo. Naturalmente si poteva acquistare direttamente dall’artista ( a cui si potevano chiedere anche opere specifiche) oppure presso semplici venditori di statue o di complessi statuari. L’acquirente sceglieva la statua, controllava che fosse di suo gradimento fin nei particolari, ne controllava la solidità e la bellezza e, se tutti i gusti apparivano soddisfatti, pagava e se la faceva portare a casa, facendola collocare talvolta in giardino. Ma poteva capitare al nostro ricco patrizio, dopo qualche tempo, di vedere crepe sul collo o sulle braccia della sua statua, per non parlare della condizione delle dita dei piedi o delle mani. Chi stava riducendo in condizioni penose la bella statua di qualche tempo prima? Proprio nessuno. Semplicemente al nostro ricco romano avevano venduto come nuova una vecchia statua piena di crepe, riparata con della… cera. E la cosa doveva essere pratica diffusa , se ad un certo punto fu fatto obbligo ai venditori di statue di garantirle per iscritto con la dicitura SINE CERA, senza cera. Un problema presente, peraltro, anche in epoca rinascimentale visto che errori, scheggiature o imperfezioni di varia natura venivano mascherati con della cera.

Una statua sine cera era, dunque, una statua priva di inganno. Sin..cera, appunto.

Proprio come la nostra amica… se ce l’abbiamo.