Italia: un Paese per vecchi. Dati del rapporto sullo stato di Salute del Paese

L’Italia è un Paese per vecchi: è quello che viene fuori  dal rapporto sullo stato di salute presentato oggi dal ministro Renato Balduzzi. Che rivela come sia aumentata la popolazione straniera residente, arrivata a 4 milioni 570 mila 317 unità nel 1 gennaio di questo anno, ovvero il 7,5% della popolazione totale.

Anagrafe. “L’Italia raggiunge il traguardo storico dei 60 milioni di abitanti e tra questi il 20,3% ha più di 65 anni”. Nel 2010 “la differenza tra nascite e decessi registra un saldo negativo di 25.544 unità. Il numero dei nati vivi in Italia nel corso del 2010 è 562.000 unità, per un tasso di natalità pari a 9,3 per 1.000 abitanti. Il numero dei decessi è invece 587.488 unità, per un tasso di mortalità pari a 9,7 per 1.000 abitanti. Dal secondo dopoguerra a oggi si tratta del livello di mortalità più alto dopo quello avuto nel 2009 (592.000), a conferma del fatto che la popolazione è profondamente interessata dal processo di invecchiamento“.

In particolare, si registra che le regioni del Nord e del Centro sono caratterizzate da un saldo naturale negativo, rispettivamente -0,6 e -1,1 per 1.000 abitanti. Quelle del mezzogiorno, invece, vanno in controtendenza, con un saldo naturale ancora positivo, +0,2 per 1.000. All’1 gennaio 2011 si stima che la popolazione straniera residente nel nostro paese ammonti a 4.570.317 unità, ovvero il 7,5% della popolazione totale. Rispetto all’1 gennaio 2010 l’incremento è pari a 335.258 unità (+7,3%).

Fumo.
“In Italia si stima siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 e i 65 anni di età”, si legge nella relazione. Non solo: più della metà dei bambini italiani vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori è fumatore e lo paga a caro prezzo: si stima che il 15% dei casi di asma tra i bambini e i ragazzi sia attribuibile proprio a questo.

Droghe.
“Il numero totale dei consumatori (sia quelli occasionali sia quelli che le usano quotidianamente) è stimato in circa 2.924.500”. Le percentuali di persone che nella popolazione generale contattata (su un campione di 12.323 soggetti di età compresa tra 15-64 anni) hanno dichiarato di avere usato almeno una volta nella vita stupefacenti sono risultate, rispettivamente, 1,29% per l’eroina, 4,8% per la cocaina, 22,4% per la cannabis, 2,8% per gli stimolanti – amfetamine – ecstasy, 1,9% per gli allucinogeni.

Questi percentuali variano nella popolazione studentesca (su un campione di 34.738 soggetti di età compresa tra 15 e 19 anni) e sono per l’eroina 1,2%, per la cocaina 4,1% e per la cannabis 22,3%, per gli stimolanti – amfetamine, ecstasy – 4,7%, per gli allucinogeni 3,5%). Le indagini mostrano quindi un calo generalizzato dei consumi soprattutto della quota del consumo occasionale. Persiste, comunque, la tendenza al policonsumo, con una forte associazione soprattutto con l’alcool (oscillante tra il 91,2% e il 79,2%) e la cannabis (oscillante tra il 64,0% e il 54,2%), delle varie altre sostanze.

Infortuni lavoro.
“Gli infortuni sul lavoro non sono delle fatalità ineluttabili, ma sono eventi prevenibili che possono e devono essere evitati rendendo più sicuri gli ambienti lavorativi e le attrezzature utilizzate, garantendo una valida formazione sui rischi e adottando efficaci misure di prevenzione” dice la relazione.  “L’obiettivo – sottolinea il ministro –  è la riduzione del 25% dell’incidenza degli infortuni sul lavoro a livello sia nazionale sia europeo”.

Violenza domestica.
“È In casa e all’interno del contesto familiare che le donne, anche incinte, vengono più spesso maltrattate, principalmente dal marito o dal compagno. I bambini esposti a episodi di violenza familiare sono più propensi a esercitare forme attive di bullismo nei confronti dei compagni o a essere vittime di bullismo”.

I risultati dell’indagine Istat nel 2008 indicano che sono quasi 7 milioni le donne, tra i 16 e i 70 anni, che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita e 900.000 le vittime di ricatti sul lavoro. Il fenomeno è sottostimato come nel caso degli stupri. Per quanto riguarda la violenza sui minori, si legge nel rapporto, “anche in questo caso la maggior parte degli abusi avviene in casa e in famiglia”.

Suicidi.
“L’Italia, tra i paesi europei, si colloca tra quelli a basso rischio di suicidio”. Nel biennio 2007-2008, si sono verificati 7.663 suicidi (3.757 nel 2007 e 3.906 nel 2008). Di questi nel 77% dei casi il suicida è un uomo. Sebbene “il fenomeno del suicidio, in termini assoluti, assuma dimensioni più rilevanti in età anziana, è nei giovani che esso rappresenta una delle più frequenti cause di morte“.  Il rapporto segnala infatti che “nelle fasce di età 15-24 e 25-44 anni, il suicidio è stato nel biennio 2007-2008 la quarta più frequente causa di morte (circa l’8% di tutti i decessi).

Inattività fisica. 
“L’inattività fisica è al quarto posto tra le principali cause di morte dovute a malattie croniche, quali disturbi cardiaci, ictus, diabete e cancro, contribuendo a oltre 3 milioni di morti evitabili l’anno a livello mondiale. L’aumento dei livelli di obesità infantile e adulta è, inoltre, strettamente correlato alla mancanza di attività fisica”.

Aids.
“Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 a oggi sono stati segnalati oltre 61.000 casi di Aids, con quasi 40.000 deceduti” si legge nella relazione. Il 77,3% dei casi è di sesso maschile, l’1,2% in età pediatrica (meno di 13 anni) o con infezione trasmessa da madre a figlio e l’8,2% è rappresentato da stranieri. Nel 2009, l’età media per la diagnosi è di 35 anni per i maschi e di 33 per le donne”.

“A partire dal 1996 si osserva una diminuzione sia dei casi di Aids sia dei decessi per effetto delle terapie antiretrovirali combinate. Sempre nel 2009 più del 60% dei nuovi casi, in particolare coloro che hanno acquisito l’infezione attraverso i rapporti sessuali, ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids: ne consegue che solo un terzo delle persone con Aids ha avuto la possibilita di usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi”.

In aumento la percentuale di donne con Aids che si infettano tramite la via sessuale. In aumento anche i casi attribuibili a contatti eterosessuali e omosessuali. In crescita le nuove diagnosi tra la popolazione straniera: nel 2008 su tre persone che vengono diagnosticate come Hiv-positive per la prima volta una è di nazionalità straniera.

Malattie del cuore e incidenti stradali.
Fra gli uomini, le malattie del sistema circolatorio, per la prima volta nel 2008, divengono la prima causa di morte (97.953 decessi su 281.824 totali), superando i tumori (97.441). Tra le donne invece, le malattie cardiovascolari si confermano principale causa di morte con 126.531 decessi su 296.366 (43%), mentre i tumori, responsabili di 74.767 decessi (25%), rappresentano la seconda grande causa di decesso.

Complessivamente le malattie del sistema circolatorio e i tumori rappresentano, ormai da anni, le prime due più frequenti cause di morte, responsabili nel 2008 di ben 7 decessi su 10 (396.692 su 578.190 decessi totali). Il tumore del polmone fra gli uomini (la cui mortalità è 7,95 per 10.000) e il tumore della mammella fra le donne (3,67 per 10.000) sono responsabili del maggior numero di morti attribuibili a neoplasie. Diverso il discorso per i giovani e gli adulti (15.44 anni) per i quali la prima causa di morte è rappresentata dalle cause violente: su 14.169 complessive 5.073 sono dovute a cause violente (per lo più incidenti stradali).

Regioni.
Alla Campania spetta il titolo di Regione con la più alta mortalità d’Italia sia per gli uomini sia per le donne. Dopo la Campania, la mortalità più alta, sia maschile sia femminile, si registra in Sicilia. La mortalità per tumori e quella per malattie del sistema circolatorio tracciano una chiara polarizzazione a sfavore delle Regioni più industrializzate del Paese in termini di mortalità per tumori e a sfavore delle Regioni meridionali in termini di mortalità per malattie cardiovascolari. In questo panorama, la Campania si distingue anche per la mortalità per tumore del polmone fra gli uomini, tra i quali si registra il tasso più alto del Paese.

Malattie rare
. Le malattie rare comprendono numerose patologie (quasi ottomila). Spesso si associano a mortalità precoce (in circa il 30% le attese di vita non superano i 5 anni), ma possono avere un decorso cronico con esiti gravi, in termini di disabilità e di qualità di vita. Quella maggiormente segnalate sono quelle del sistema nervoso e degli organi di senso, con una percentuale del 21,05%. Seguono le malattie del sangue e degli organi ematopoietici (20,6%), le malattie delle ghiandole endocrine, della nutrizione, del metabolismo e i difetti immunitari (18,95%) e le malformazioni congenite (15,04%).

Infine, con più basse percentuali seguono le diagnosi delle malattie dell’apparato genitourinario e le malattie infettive e parassitarie (0,6%), le condizioni premorbose di origine perinatale (0,24%) e la categoria delle condizioni con sintomi, segni e stati morbosi mal definiti (0,01%, ovvero, solo 9 casi)”.

Celiachia.
Il numero dei soggetti affetti da celiachia “effettivamente diagnosticati nel 2009 è circa 110.000, Quasi il doppio rispetto a quelli censiti nel 2007, contro una stima del numero reale di circa 600.000”. L’esclusione totale e permanente dei cereali contenenti glutine dalla dieta “è l’unica terapia efficace per evitare la comparsa dei sintomi e permetterne la remissione e prevenire lo sviluppo delle sue complicanze”.

Peste suina. La peste suina africana è comparsa numerosi anni fa in Sardegna e, rappresenta ancora oggi un problema sanitario irrisolto e “un indiscutibile fattore limitante nell’esportazione delle carni suine da parte dell’Italia”.

“Nel biennio 2009-2010 si è verificata una brusca recrudescenza della malattia, con il riscontro di 11 focolai di malattia in un intervallo temporale di circa tre mesi. La situazione dei focolai in regione sardegna sta facendo registrare un’evoluzione non positiva e si sta assistendo a un incremento degli stessi con l’estensione anche delle aree interessate” si legge ancora nella relazione.