La musica, il cervello e noi

La musica, come la maggior parte delle persone sanno, è in grado di coinvolgere e produrre sensazioni in chi la ascolta. Basti pensare a quando si vuole addormentare un fanciullo: sicuramente una melodia adatta è la ninna nanna o, comunque, sonorità leggere e non certamente sonorità ritmiche veloci e troppo dure che produrrebbero un effetto opposto, come agitazione o pianto. Un’altra caratteristica della musica è che essa è in grado di avere effetti sulla memoria e può rafforzare la capacità di espressione.Come affermato nei precedenti articoli, il nostro cervello è un sofisticato sistema di apprendimento che riceve, attraverso i sensi, numerosi stimoli dal mondo esterno. Questi stimoli passano attraverso processi di integrazione di aree cerebrali specifiche, che correlano le emozioni ed i significati alle strutture cerebrali che producono le diverse sensazioni. Un esempio sono le sensazioni sonore. Qualcuno rimarrebbe un po’ incredulo di fronte all’ affermazione che nel mondo non ci sono suoni o rumori. Ebbene, basti pensare che parole, rumori, suoni prodotti da strumenti musicali e non, sono risposte cerebrali a determinate vibrazioni del mondo esterno. Dato che le vibrazioni esterne passano debolmente anche attraverso il corpo, anche il cervello delle persone non udenti riesce a percepire la musica seppur in maniera diversa, cosi come il bambino, ancora nella pancia materna, inizia ad apprendere come produrre dalle vibrazioni esterne la sensazione interiore del suono e riconoscerne il timbro, il tono e la frequenza. È pertanto comprensibile che l’esercizio musicale sviluppi aree di integrazione specifiche del cervello; quella relativa a udire per interpretare e cioè a distinguere i suoni come fenomeno cognitivo, l’altra relativa al sentire percettivo che si colloca soprattutto nella attivazione delle funzioni emotive.E’utile perciò utilizzare questo strumento per migliorare capacità cognitive tenendo così allenata la capacità di integrazione sensoriale che, stimolata, è in grado di produrre un apprendimento migliore negli individui che si occupano di musica. Dal momento che il nostro cervello media in maniera differente i suoni provenienti dall’ esterno, ovvero le scale musicali vengono mediate dall’emisfero sinistro, mentre le melodie da quello destro, sarà necessario attuare strategie capaci di coinvolgere globalmente il nostro sistema cognitivo facendo attenzione ai risultati che le diverse metodologie stesse producono. Infatti dal momento che la musica è in grado di produrre sensazioni, non è detto che tutte le sensazioni siano positive. Infatti la musica, interagendo direttamente con le zone responsabili delle emozioni ed essendo queste meno regolabili e meno coscienti, è in grado di esasperare comportamenti quali aggressività o depressione. Ovviamente le musica è un ottimo strumento utilizzato a scopi terapeutici come descriveremo nei prossimi articoli.