L’auto ad aria compressa, la soluzione che spaventa le multinazionali

L’automobile ad aria compressa non è una novità. E’ un’invenzione fatta negli anni 1920 in Italia, che poi scomparve, riproposta sempre in Italia nel 2000, ma poi nuovamente scomparsa, ora l’auto ad aria compressa viene finalmente prodotta in Francia, venduta per circa 10.000 euro e fa 200 kilometri con 3 euro di spesa per ricaricare le bombole di aria compressa, per ricaricare le bombole a casa occorrono circa 4 ore, ma in un distributore potrebbero bastare 10 minuti. Non utilizza benzina o gasolio per funzionare, il motore viene mosso dalla pressione dell’aria contenuta nelle bombole, non inquina, al tubo di scarico emette aria fresca, inoltre l’auto ad aria compressa è meccanicamente semplice, facile da riparare e a costi notevolmente inferiori rispetto alle auto tradizionali. Oltre al vantaggio ambientale, l’auto ad aria compressa presenta notevoli vantaggi economici, se calcoliamo che percorrere 15.000 km con un’auto a benzina di cilindrata medio – piccola costa circa 1000 euro solo di carburante, l’auto ad aria compressa per percorrere gli stessi 15.000 km consumerebbe solo 75 euro per le ricariche di aria compressa.

La lobby petrolifera trema e i produttori di auto tradizionali, inchiodati come sono al passato, iniziano ad avere seriamente paura. Tutto questo si traduce in due azioni visibili da tutti: la prima riguarda il silenzio che i media dedicano alla rivoluzione del secolo, mentre il secondo riguarda il tentativo, fallimentare, di affossare l’azienda produttrice MDI attraverso studi scientifici, come quello condotto dall’università Californiana Berkeley, che vadano a minare la bontà del progetto. Per loro l’auto ad aria inquina ed è più costosa di un’auto tradizionale.
Gli interessi nel mondo dell’auto sono enormi ed i responsabili di MDI lamentano nei loro confronti persistenti campagne denigratorie, atte a screditarne il lavoro.


ECCO UN TEST FATTO E PRESENTATO DA RAI TRE

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