Leggi, Maroni, leggi…e non solo tu

di Voltaire

Il diritto umano non può in nessun caso fondarsi che su un diritto di natura; e il grande principio, il principio universale dell’uno e dell’altro, è su tutta la terra: non fare ciò che non vorresti sia fatto a te. Ebbene, non si vede come, se si segue questo principio, un uomo possa dire a un altro: “ Credi quello che io credo e che tu non puoi credere, altrimenti morrai “. È ciò che si dice nel Portogallo, in Spagna, a Goa. Ci si accontenta adesso, in alcuni altri paesi, di dire: “Credi, o ti aborrisco; credi, o ti farò tutto il male che potrò; mostro, tu non hai la mia religione, tu non hai dunque religione alcuna…”. Se questa condotta fosse conforme al diritto umano, bisognerebbe dunque che il giapponese esecrasse il cinese, che a sua volta esecrerebbe il siamese; questi perseguiterebbe i gangaridi, che si getterebbero sugli abitanti dell’Indo; un mongolo strapperebbe il cuore al primo malabaro che incontrasse; il malabaro potrebbe strozzare il persiano, il quale potrebbe massacrare il turco; e tutti insieme si precipiterebbero sui cristiani, che così a lungo si sono divorati tra di loro.

Il diritto dell’intolleranza è dunque assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; è anzi ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi.

[da Trattato sulla tolleranza E.R. Roma 1970 pag. 44/45]