LIBRI – Le città invivibili di Domenico Cosentino

di Francesca GRISPELLO

Forse stiamo avvicinandoci ad un momento di crisi della vita urbana e le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili” affermava il grande Italo Calvino. Dal titolo dell’ultimo libro di Domenico Cosentino non c’è da aspettarsi nulla di buono, nemmeno il realismo fantastico di Calvino. Le città invivibili sono i luoghi scomodi, dolorosi, marci, squallidi e chi le osserva rischia di divenirne parte.

Le città invivibili è l’ultima raccolta di scritti del giovanissimo scrittore partenopeo, un concept che si nutre di tabacco, alcool, blues, strade, rifiuti e quell’umanità che vaga e che – se va bene – si interroga sull’inutilità del vagare stesso.

Caserta, Parigi, Perugia, Campobasso, Pomigliano d’Arco, Chicago, Catania e Acerra, non un tour degli orrori, perché non ci sono descrizioni oppure analisi uomo-ambiente, ma queste città sono i luoghi del di dentro, sono assimilate nello scrittore come il tabacco, il sesso, il cibo, l’alcool e il vento.

Domenico colpisce ancora con questa sua nuova pubblicazione grazie ad una scrittura febbrile ed eccitata, vogliosa di raccontare grandi mancanze, piccole scoperte e illusioni quotidiane, capace di spaziare dal familiare all’odore di diossina. La lettura scorre e non tedia, non un pessimismo cosmico a buon mercato, ma la coscienza che la vita è nelle piccole cose, come in Parigi o Caserta: “Altre ore in cui poter essere me stesso, in cui poter sorridere, ore in cui il sapore delle sigarette non era mai troppo amaro”. Flusso di pensieri e ritagli di vita ancora pulsanti in Pomigliano Blues, una raccolta nella raccolta da gustare con calma.

Come afferma Gian Ruggiero Manzoni nella prefazione: “In ciò il fascino della provincia, in quest’Italia ormai provincia della provincia, dove certa letteratura ancora ti prende per mano e ti fa turbinare insieme a lei in una polverosa tempesta primaverile, fino a lasciarti muto, sul letto, preso dal desiderio di scrivere ancora, qualora ogni piacere sia divenuto fondo in una bottiglia di rhum d’importazione”.