Luciana Plazzer, il diario sensibile dell’acquarello

di Mario COSSALI

Luciana Plazzer si presenta oggi al giudizio del pubblico con alle spalle un esercizio pittorico di lunga durata, raramente interrotto da esposizioni personali, un esercizio che si è nutrito di passione certo, ma anche di approfondimenti tecnici impegnativi legati agli studi fatti all’Istituto d’Arte di Trento e alla professione per anni esercitata di insegnante di educazione artistica.

Ci presenta fiori e paesaggi, estraendoli da un acquarello consapevole delle sue capacità descrittive ed introspettive, della sua vocazione diaristica e della sua febbre poetica.

Luciana Plazzer riesce a trasformare il fiore, i fiori in una sorta di prolungata emozione, diversa per ogni immagine, ora gioiosa, ora malinconica, legata ad un’accensione dei sentimenti come intrecciata alle punture di una sospirata nostalgia. Nei paesaggi si ripete questo magico meccanismo, ma nei fiori la sintesi creativa si spinge al di là dei confini del visibile, riuscendo spesso ad inventare un luogo ibridato di originale sensibilità, nel quale si svolge un vero e proprio percorso mentale, che è, certo, prima di tutto dell’artista ed è però subito anche di chi ha lo guardo disponibile, non tanto a guardare, come genericamente si usa dire, quanto ad immergersi nello spazio delle sue visioni.

Accanto agli acquarelli le pitture su ceramica. Anche in questa dimensione Luciana Plazzer continua il suo viaggio, accettando tutte le caratteristiche diverse della materia, le sue “imposizioni”; non sembra in ogni caso venir meno al rigore compositivo coltivato alla “scuola” dell’acquarello. Il confronto tra le due tecniche, quando il soggetto è simile, può essere utile proprio per accertare questa ripetuta impressione.