Matteo Fantuzzi, l’altra poesia

L’altra poesia

di Eros OLIVOTTO

Il portiere di riserva non esulta come gli altri

rimane fermo abbarbicato alla speranza

che quell’altro in calzamaglia se lo stracci un legamento

per entrare tra gli applausi, conquistare il proprio posto,

avere donne, case al lago, delle macchine potenti.

Avere gloria finalmente. Il portiere di riserva

se ne gira col cappotto anche di luglio per non prendere

un malanno,

perché una volta era il suo turno, ma lui era a letto

con la febbre, ed entrato il ragazzetto degli under 18

strappò un 9 alla Gazzetta, e oggi gioca in Premier

nel Newcastle, ed ha fatto anche la Champions.

E due reclame per gli shampoo.

Matteo Fantuzzi, ventinove anni, bolognese (Castel San Pietro); la sensazione immediata di una poesia diversa, affidata alla specificità di un linguaggio originalissimo, capace di definire la realtà in modo autonomo, indipendentemente cioè da qualunque forma di giudizio. Un aspetto essenziale di questa poetica, uno dei caratteri che ne costituiscono la “cifra”, è dato dal ricorso all’ironia, mai disgiunta dall’intimo rispetto nei confronti di ogni cosa; atteggiamento, crediamo, dettato dal profondo senso della “pietas” che pervade queste liriche. Rovesciando il noto assunto secondo il quale “la letteratura è la confessione che la vita non basta”, nel caso di Matteo Fantuzzi si può affermare che la poesia travalica il testo, suggerendo come luogo della propria origine il modo con cui il poeta sta nel mondo, la sua maniera di riferirsi a uomini e cose. Per questo ci sentiamo di affermare che la poesia di Matteo Fantuzzi affonda le proprie radici nella dimensione etica, la sola in grado di conferire a tale genere letterario tutto il valore del proprio ruolo e, quindi, della propria identità.