Monna Lisa, ma che cosa vuoi dirci? – Leonardo fa ancora discutere, di noi.

di Jacopo ROMANI

Le sue labbra sembrano essere sfiorate da un sorriso. Un sorriso ambiguo, misterioso, enigmatico. Sembra che il suo volto sia una moltitudine di espressioni contemporaneamente.Fra le varie osservazioni offerte da esperti, saggisti e poeti, colpisce quella dello storico Ernst Gombrich, uno dei massimi studiosi e divulgatori di arte del secolo appena trascorso, per il quale non si poteva mai essere sicuri dello stato d’animo con cui la Monna Lisa ci guarda.La rivista Science, quattro anni fa, pubblicò un lavoro di Margaret Livingston, neurobiologa alla Harvard Medical School, la quale propose una nuova spiegazione, oltre a quella data generalmente, secondo la quale l’ambiguità espressiva della Monna Lisa sia dovuta alla tecnica dello sfumato negli angoli degli occhi e della bocca dando l’aria di mistero. L’ambiguità creata da quest’opera sarebbe basata sulle differenze nella percezione della frequenza spaziale all’interno dei nostri occhi, ovvero si tratterebbe di una vera e propria misura di quanto è dettagliata un’immagine.Prendendo come esempio uno schermo, più pixel ci sono a formare un immagine, tanto più l’immagine appare dettagliata, ovvero più elevata sarà la frequenza spaziale. Utilizzando quindi la visione centrale, puntando cioè direttamente l’oggetto, si apprezzano maggiormente le immagini nitide (frequenze elevate), mentre la visione periferica è più adatta a percepire i contorni sfumati.Premesso ciò, secondo Livingston, non guardando direttamente la bocca della Monna Lisa, viene percepita la sua parte allegra che è nascosta nelle basse frequenze e cioè nello sfumato delle labbra; guardando invece direttamente le labbra, e quindi focalizzare direttamente gli occhi su di esse, queste ci danno l’impressione che l’espressione cambi.Il problema che non permette di ritenere definitiva questa spiegazione sta nel fatto che ancora non è chiaro quali siano i tratti del volto umano che esprimono i sentimenti. Quali sono cioè gli elementi, nel volto di una persona, che veicolano le emozioni e le esternano?In un recente studio effettuato da due neuroscienziati, Leonid Kontsevich e Christopher Tyler, viene indagato se siano gli occhi o le labbra della Monna Lisa a comunicare la tristezza e la gioia. I risultati mettono in luce che gli occhi non veicolano emozioni di tristezza o felicità, ma intensificano soltanto il tono espresso dalle labbra. Secondo i ricercatori è quindi la bocca lo specchio dell’anima.“….noi proiettiamo sugli occhi l’effetto indotto dalla configurazione delle labbra”. (vedi nota biblografica)Invece secondo Maria Teresa Cattaneo, psicologa all’Università di Milano e studiosa delle espressioni facciali, altri esperimenti suggeriscono che gli osservatori guardano sempre il tutto e non un solo particolare e il cervello percepisce lo schema intero del viso, non una parte. Questa posizione viene però respinta dai due neuroscienziati, osservando che le precedenti teorie, comprese quelle della Livingstone non sono supportate da prove decisive e soprattutto non chiariscono le relazioni esistenti tra gli occhi e la bocca.Come Leonardo sia stato in grado di produrre un’opera così sublime, in grado di movimentare neurobiologi, psicologi e neuroscienziati è un vero mistero. La cosa certa è che ancora una volta, oltre all’ enorme regalo che Leonardo ha fatto a intere generazioni, la sperimentazione artistica si è rivelata di grande aiuto per la comprensione dei meccanismi neuronali della visione, della percezione, delle emozioni e di tutto quell’ insieme di processi più complesso dell’intero Universo che a differenza di quest’ultimo, non sta sopra la nostra testa, ma semplicemente dentro.

Note bibliografiche:

 

L.L. KONTSEVICH e C.W. TYLER, What makes Mona Lisa smile?, in “Vision Research”, Vol.44, pp.1493-1498, giugno 2004.L. SCIORTINO, Mona Lisa smile, in “Mente & Cervello”, anno II, n.11.C. DARWIN , L’espressione delle emozioni, Bollati Boringhieri, 1999.P. EKMAN, Recognizing faces & feeling to improve comunication and emotional life, Henry Holt & Company, 2003