Morire sempre e ancora di carcere. In memoria di Stefano Frapporti

di Mario COSSALI

Riprendiamo, anche se ingenuamente avevamo sperato di non riprendere, la nostra via crucis nelle carceri italiane. Nei primi due mesi del 2012 si sono registrate già trenta morti, delle quali tredici sicuramente per suicidio. Ma torniamo pure indietro e rinfreschiamoci, per così dire, la memoria: nel 2011 ci sono state 186 morti in carcere e di queste ben 66 per suicidio; se poi partiamo dal 2000 le morti in carcere sono state 1963, di cui 705 per suicidio

Analizziamo nel dettaglio, macabro dettaglio, le morti in carcere del 2011: 66, come abbiamo già detto, per suicidio; 23 per cause da accertare (sono cioè in corso indagini giudiziarie); 96 per cause naturali; 1 per omicidio.

Dei suicidi 45 erano italiani e 21 stranieri; 64 uomini, 2 donne. 44 sono morti per impiccagione, 12 per inalazione di gas butano da bomboletta, 6 per avvelenamento (con farmaci, droghe, detersivi o altro), 4 per soffocamento.

Per quanto riguarda il luogo di detenzione: 46 i suicidi in sezione “comune”, 10 in sezione “internati” (9 in Opg, 1 in Casa di Lavoro), 4 in sezione “isolamento”, 3 in sezione “protetti”, 2 in sezione “infermeria”, 1 in sezione “alta sicurezza”. 28 di essi erano condannati con sentenza definitiva, 27 in attesa di primo giudizio, 3 condannati in primo grado, 8 in misura di sicurezza detentiva. Cerchiamo di fare un ragionamento ulteriore. Il tasso medio di sovraffollamento a livello nazionale corrisponde al 150%, circa 68.000 detenuti in 45.000 posti disponibili. In tutte le carceri nelle quali è avvenuto più di un suicidio nell’anno 2011 il tasso di sovraffollamento risulta essere superiore alla media nazionale: deve essere segnalato nella categoria dell’abisso il carcere di Castrovillari, in Calabria, con 2 suicidi su 285 detenuti, con una media di affollamento del 217%.

Gli Opg, Ospedali Psichiatrici Giudiziari fanno rilevare un alto numero di suicidi pur in presenza di tassi di occupazione dei posti disponibili inferiori al 100%, ma questo è ben spiegabile, non certo giustificabile, anche con la particolare tipologia della popolazione che “abita” in questi istituti, dei quali recentemente è stata decisa l’eliminazione, dopo la meticolosa inchiesta sul campo compiuta da una commissione parlamentare guidata dal sen. Ignazio Marino.