Mozart! ma che dici?!

di Jacopo ROMANI

È indiscutibile la sublimità nella musica del giovane Wolfang Amadeus Mozart: innumerevoli pagine sono state scritte sul grande compositore e innumerevoli parole sono state pronunciate.Già a quattro anni gioca con il violino e comincia a scrivere note musicali. Niente scuola. Niente relazione con i coetanei. Praticamente una vita priva di fanciullezza e vissuta sempre da adulto. Ecco che cosa scrive alla madre in una lettera datata 31 gennaio 1778, quando ha 21 anni:“Signora mamma! Io sto qua con della gente che di cacca ha pieno il ventre… Da otto giorni da Manheim partiti siamo / E quanto a merda cacata assai ne abbiamo… Quanto al concerto ecco la mia pensata / Lo butto giù a Parigi, alla prima cacata… Non offendiamo iddio col nostro gran cacare / Neppure se la merda ci piace mordicchiare… Ma basta con i versi; voglio ora annunciarle / Che lunedì venturo / Senza tante domande / Di baciarle la mano l’onor mi sarà dato / Ma prima le mie brache avrò certo smerdato.Questa incontinenza verbale si riscontra in molte altre lettere, come quelle che scrive alla cugina Maria Anna Thekla :[…] penserà forse che io sia morto? Che sia crepato? Ma no! Non lo pensi, la prego. Perché pensare e cacare sono due cose diverse!… Va sempre al cesso regolarmente?[…] Cacca, Cacca! Pappa! Bello! Cacca! O cacca! O dolce parola![…] Cacca! Lecca! […] . Anche qui i temi anali emergono esasperati con altre parole impronunciabili come quelle usate per comporre i Canoni, composizioni contrappuntali che uniscono ad una melodia una o più imitazioni, che sono eseguite dopo un tempo prestabilito di cui, però, gli editori hanno tenuto la melodia e sostituito i testi.La sensibilità sociale non era propria del grande compositore che come un bambino, per il quale tutto gira intorno a sè, riuscì a raggiungere un enorme capacità creativa esprimendola ai massimi livelli.Questa sua espressione verbale, dove emergono tematiche anali ed orali, è propria di Mozart per tutto il corso della sua esistenza, a dimostrazione di come egli sia sempre stato alla ricerca della fanciullezza, di quelle necessarie relazioni infantili che l’abilità musicale non gli ha mai concesso.