Non ti riconosco più! – Quando la mente inciampa

di Jacopo ROMANI

Quante volte ci è capitato di usare questa espressione quando un famigliare, un conoscente od un amico si comporta come non è solito fare? Ma che cosa succederebbe se davvero un giorno ci svegliassimo e non riconoscessimo più i nostri cari o le persone con le quali abbiamo avuto a che fare fino alla sera prima? Non sto parlando della famosa prosopoagnosia, per la quale, a causa di uno specifico deficit dovuto a una lesione, di solito bilaterale, alla corteccia che si colloca al confine fra il lobo occipitale e quello temporale, porta a non riconoscere più i volti delle persone. Nel film cult L’invasione degli ultra corpi, recentemente riproposto nella versione cinematografica più moderna con Invasion, i personaggi non riconoscevano più i loro famigliari o amici, ma erano assuefatti dall’idea che fossero stati sostituiti con replicanti. Al di là del plot narrativo, questi film descrivono perfettamente quella che viene chiamata Sindrome di Capgras. Detta anche illusione del sosia o del doppio, fu descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese Capgras da cui ha preso il nome e si tratta di un disturbo piuttosto raro costituito da una forma di delirio-paranoia che porta chi ne è affetto a credere che i propri cari e tutte le persone che conoscono, pur avendo il medesimo aspetto fisico e gli stessi comportamenti, siano in realtà dei sostituti impostori. Numerosi autori descrivono casi di persone con questo disturbo: l’illustre neuroscienziato Ramachandram, nel libro Cosa sappiamo della mente racconta di un paziente che dopo essersi risvegliato dopo un incidente, alla vista della moglie si rivolge sorpreso al medico sostenendo che la donna somiglia tremendamente alla moglie, ma non lo era e sicuramente si trattava di una donna che per secondi fini si spacciava per lei. Questo esempio illustra questo disturbo alla luce di un danneggiamento cerebrale causato da incidente. Tuttavia si trovano casi in cui non vi è storia di danno cerebrale, né di altro deficit cognitivo nel paziente. Secondo ricerche recenti sembrerebbe che il disturbo sia da attribuire ad una interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la definizione emozionale del riconoscimento (l’amigdala). In parole povere, i pazienti con Sindrome di Capgras, riconoscono il volto della persona, ma il cervello non riesce ad attribuirgli un significato emozionale e di conseguenza vedono spezzato il senso di familiarità; ciò porta alla convinzione che le persone che hanno di fronte siano in realtà degli estranei. Una variante della sindrome, ancor più rara, è la Sindrome di Cotard, che porta il paziente a credere di essere morto al punto di percepire persino l’odore della propria carne. In questo caso, anziché essere interrotta la connessione fra il centro delle emozioni e l’area deputata al riconoscimento dei volti, sono interrotti con tale centro tutti i collegamenti con gli altri sistemi sensoriali. In questo modo, niente ha più significato emotivo al punto che l’unico modo per spiegare questa totale mancanza di emozioni rimane quello di credere di essere morto e in nessun modo è possibile convincerlo del contrario poiché la sfera emozionale (ossia lo stato di assenza di emozioni) domina completamente la sua ragione (Vilayanur Ramachandran).Una curiosità.Nella tradizione del teatro latino, Sosia è il servo di Anfitrione; il dio Mercurio, complice delle scappatelle amorose di Giove, assume le sembianze di Sosia per convincere la moglie di Anfitrione ad accogliere nel suo letto Giove (che a sua volta ha assunto le sembianze del marito). All’arrivo del vero Sosia, il dio Mercurio, che sorveglia la casa, aggredisce e scaccia il servo di Anfitrione sostenendo di essere lui il vero Sosia.