Omaggio a Mario Rigoni Stern

di Carlo ANDREATTA

Lunedì 16 giugno 2008 è scomparso, ad Asiago, Mario Rigoni Stern, coraggioso combattente, scrittore di grande potenza evocativa, ambientalista ante litteram, sensibile testimone del Novecento. Rigoni Stern nasce ad Asiago il 1 novembre 1921. Terzo di sette fratelli, trascorre l’infanzia tra giochi e letture. Cresce in una famiglia patriarcale di tradizioni cattoliche e risorgimentali. Ben presto diviene un esperto conoscitore di boschi e prati, il paesaggio dove è nato. Nel 1938 frequenta la Scuola Militare d’Alpinismo ad Aosta; combatterà con gli alpini in Francia, Albania, Grecia, Russia. Nella primavera del 1943 Rigoni Stern è nuovamente in Italia: fatto prigioniero dai tedeschi quando il nostro Paese firma un armistizio separato con gli alleati (8 settembre 1943), viene internato in un campo di concentramento per quasi due anni. Nel 1945 evade e torna ad Asiago. Sposa Anna, amica d’infanzia, e da lei avrà tre figli. Per Rigoni Stern non è facile il reinserimento nella vita civile. Di questo momento, caratterizzato da ansia e preoccupazione, abbiamo testimonianza nel sofferto e insieme delicato racconto “La scure”, breve prosa (inserita in “Ritorno sul Don” – 1973) dedicata all’amico Primo Levi. Rigoni Stern trova un impiego al catasto di Asiago e passano anni prima che riprenda tra le mani un plico di fogli scritti durante la sua esperienza di soldato: dal lavoro di copiatura degli appunti raccolti in Russia prende corpo “Il sergente nella neve”, che, nel 1953, vince il Premio Viareggio. E’ un libro-testimonianza che racconta la ritirata di un gruppo di soldati italiani sul fronte russo. Dopo quest’opera, usciranno con regolarità numerosi altri lavori che assicureranno a Rigoni Stern un posto costante nella critica, ma, soprattutto, nella letteratura italiana a partire dalla metà del XX secolo. Nel 1970, lasciato il lavoro al catasto di Asiago, Rigoni Stern incomincia a pubblicare opere narrative con regolarità e ad iniziare una collaborazione con il quotidiano “La Stampa” di Torino. Fino all’ultimo giorno, lo scrittore è vissuto ad Asiago in una casetta che, in parte, ha costruito personalmente; suoi vicini di casa ed amici sono stati il regista Ermanno Olmi e Tullio Kezich, critico cinematografico e giornalista. Rigoni Stern era legatissimo alla sua terra e si spostava solo per brevi viaggi o per tenere conferenze, o per partecipare a convegni. Molte le opere pubblicate dopo “Il sergente nella neve”: “Il bosco degli urogalli” (1962), “La guerra della naia alpina” (1967), “Quota Albania” (1971), “Ritorno sul Don” (1973), “Storia di Tönle” (1978, Premio Campiello), “Uomini, boschi e api (1980), “L’anno della vittoria” (1985), “Amore di confine” (1986), “Il libro degli animali” (1990), “Arboreto salvatico” (1991), “Le stagioni di Giacomo” (1995). Tra il 1998 e il 2006 escono “Sentieri sotto la neve”, “Inverni lontani”, “Tra due guerre”, “L’ultima partita a carte”, “La guerra sugli altipiani, 1915-1918. Testimonianze di soldati al fronte” (a cura di Mario Rigoni Stern), “Storie dall’Altipiano”, “Aspettando l’alba e altri racconti”, “Quel Natale nella steppa”, “I racconti di guerra”, “Stagioni”. Pochi giorni prima che lo scrittore morisse, Einaudi ha editato “Le vite dell’Altipiano”, un diorama di storie, di volti, di silenzi, di colloqui fatti di sguardi, di accenti delicati, insomma le storie di uomini, boschi e animali che Rigoni amava e ci ha fatto amare. Elio Vittorini ha affermato che Rigoni Stern “non è scrittore di vocazione (…). Forse non sarebbe mai capace di scrivere di cose che non gli sono mai accadute”. E’ proprio questa l’identità narrativa di Rigoni Stern, quel suo essere fedele ai temi che hanno segnato i molti libri pubblicati: il rapporto individuo-natura, il rigore morale, il valore dell’amicizia, l’amore per la parola chiara e semplice, nata dall’esperienza diretta. La vita di montagna è caratterizzata da semplicità, saggezza, fiducia nel domani nonostante le difficoltà dell’oggi. Nei suoi libri, il narratore di Asiago rievoca episodi curiosi, esperienze collettive, persone scomparse. Sulle prose di Rigoni Stern aleggia un velo di stemperata malinconia: va precisato, però, che lo scrittore di Asiago non è affetto da inutile “passatismo”, i suoi libri, semplicemente, descrivono un mondo ormai cambiato. Inesorabilmente. I piacevoli incontri nella calda stalla, la malga e l’alpeggio, i mestieri di un tempo, il trascolorare delle stagioni, l’apprendimento e la scuola, la casa e gli affetti più intimi, i piatti tipici della montagna, la penuria e la sofferenza durante la guerra, l’allegria di chi sa vivere anche con poco. Le narrazioni dell’autore – tenute insieme dal filo della memoria – costituiscono una “storia naturale”, concreta e compatta, che, a tratti, assume i caratteri della coralità.