Per dire dei DiCo

Il documentario è un genere cinematografico più audace di ciò che si possa credere perché la materia sulla quale l’occasione filmica si esercita è qualcosa di preesistente e ha già un senso nel mondo reale. L’occhio della macchina da presa deve posarsi sull’occasione filmica evitando di alterarne l’autenticità, aprendo semmai quel senso verso una conoscenza più ampia e articolata che provoca nel pubblico interesse e acquisizione di conoscenza.Si costruisce spesso su una concatenazione di riferimenti, documenti, appunti, prelevati da fonti di informazione accreditati dalla quotidianità, servizi televisivi, carta stampata, telegiornali, in modo da proporre per lo meno inizialmente “l’argomento” senza nuovi filtri ma con un approccio molto diretto al tema. La “fresca” opera di Gustav Hoefer e Luca Ragazzi, giudicata degna dell’ultimo nastro d’argento a Taormina, arrivata molto prima all’attenzione e al successo nei festival cinematografici internazionali, è “Improvvisamente l’inverno scorso” e ha il merito di diventare una testimonianza autentica di quella stagione del 2007 in cui il Governo Prodi tentò senza successo un progetto di legge sui DiCo, versione edulcorata dei Pacs francesi, che avrebbe dovuto garantire una legislazione adeguata a riconoscere e tutelare le coppie di fatto.L’equilibrio su cui si regge la storia privata dei due autori (conviventi da un decennio), che vivono sulla loro pelle la speranza e la delusione per questa pagina emblematica della storia civile nazionale, e la grande Storia fatta dai politici e dal popolo a cui danno voce, con il rispetto ma anche il coraggio dei reporter professionisti, fa di questo documentario un eccellente ritratto di quella Italia che tanti sognano laica e “illuminata” ma che più spesso si rivela bigotta e omofobica.Privo di quell’effetto-montaggio convulso tanto caro ai documentaristi odierni “Improvvisamente l’inverno scorso” si fregia dell’assenza di ogni forma di patetismo e anzi sfrutta la brillante ironia degli autori, fatta di autentica tolleranza e intelligenza, per tradursi in una pellicola gradevole e “pedagogica”, divertente e seria allo stesso tempo, senza concedere niente all’immaginazione che falsifica o porta a una qualsivoglia deriva interpretativa (ma che immagine dolce-amara e altamente simbolica potrebbe essere il matrimonio al discount del finale!).Questo è un documentario vero, fatto di interviste ai “grandi” e alla gente comune, di resoconti su manifestazioni pubbliche di rilievo nazionale e internazionale e reazioni private, girato per regalarci un’indagine credibile su che tipo di percorso, “a ostacoli” è già un eufemismo, siano costrette nel nostro paese le proposte di legge in tema di diritti civili e libertà individuali.Mankievicz nel 1959 girò “Suddenly, last summer”,trasposizione cinematografica dell’omonimo atto unico di Tennesse Williams. Film che pur prescindendo da una precipua tematica omosessuale è esemplare per comprendere come questa fosse un tabù nella Hollywood degli anni Cinquanta, proibita espressamente dal rigido Codice Hays che non ammetteva deroghe: per citare un esempio, dalla sceneggiatura fu espunto ogni diretto riferimento proprio all’omosessualità. Mezzo secolo dopo qualcosa è cambiato. Non abbastanza.

di Roberta MAGGI