Per un istante

di Eros OLIVOTTO

 

Non dovremmo essere qui,

fissare i nostri volti,

udire le nostre voci.

Non vorremmo

essere qui.

Ma antiche ombre

affiorano dal buio,

pallide luci

rischiarano il giorno.

Perciò, per un istante,

scordiamo ogni bellezza:

le vie scintillanti,

le piazze affollate,

gli abbracci.

Ignoriamo la sera,

dimentichiamo le stelle.

Cancelliamo anni,

stagioni,

la grazia innocente di questa città.

Il cuore delle madri.

La nostra purezza,

la nostra saggezza.

Svanisca la memoria!

Perché noi non dovremmo,

non vorremmo

essere qui.

Verona, aprile 2009: recentemente, a cura dell’associazione “Madri insieme” in collaborazione con altri istituti cittadini, nella chiesa di San Giorgetto si è tenuto un incontro di commemorazione per la morte di Nicola Tommasoli, un evento tragico, assurdo, che ha profondamente segnato la città. L’elemento di novità è che, oltre alla musica, ci si sia affidati alla poesia, riconoscendo in essa e nella sua forza emozionale la possibilità di evocare il ricordo. Questo è un tempo che dimentica in fretta. Ci sono però dei fatti che riguardano la vita di tutti e che perciò non possono essere ignorati. Ne andrebbe di noi, di ciò che siamo e che vogliamo essere. È qui che la poesia si fa civile; guarda alla vita, da sempre il suo unico oggetto, la osserva e la trascrive, restituendo agli uomini quella capacità di attenzione che spesso, nella quotidianità, sembra caricarsi di un peso ingombrante, al punto di non essere accettata e quindi svanire. Quando accadono simili fatti ogni bellezza scompare e qualcosa di profondamente nostro ci viene sottratto. Giudicare non serve. È capire la sola cosa che siamo tenuti a fare. Partecipare è il solo modo per poter continuare a sperare.