Rai: Garimberti contro Minzolini

È ancora scontro nel consiglio di amministrazione Rai il giorno dopo la sostituzione di Augusto Minzolini alla guida del Tg1 con Alberto Maccari. Ad accendere la miccia le dichiarazioni del presidente della tv pubblica Paolo Garimberti. «Minzolini faceva un brutto tg e andava sostituito per questo – afferma -. La questione giudiziaria si è affiancata a quella professionale». Parole che non piacciono ai consiglieri di centrodestra Antonio Verro e Angelo Maria Petroni perchè – a loro dire – dimostrano che la scelta è stata presa non per ragioni legali, ma politiche. Petroni in particolare è pronto ad azioni contro la delibera che ritiene illegittima e pregiudizievole per gli interessi dell’azienda. Intanto a preparare il ricorso è l’ex direttore del Tg1 anche per ottenere il reintegro, come conferma il suo legale Nicola Petracca, che per il momento ha inviato una lettera all’azienda per contestare la decisione. «Penso che i pareri di cui siamo in possesso siano tecnicamente ineccepibili, francamente mi sono mosso senza alcun dubbio», sostiene Garimberti sulla scelta di applicare la legge sui pubblici dipendenti dopo il rinvio a giudizio per peculato di Minzolini. Secondo il presidente, Maccari, che oggi ha diretto il suo primo tg, «farà raffreddare le condutture delle testata, che erano parecchio surriscaldate, poi si deciderà con serenità il sostituto. Ci sono parecchi bravi candidati». Il presidente preferisce non fare nomi, ma a Viale Mazzini continuano a circolare quelli di Marcello Sorgi, Mario Orfeo e Massimo Franco. E le dimissioni di Enrico Mentana dal TgLa7 hanno già spinto alcuni parlamentari – come Flavia Perina (Fli) e Roberto Rao (Udc) – a chiedere alla tv pubblica di approfittarne. «Se non potrò proseguire al TgLa7 non accetterei mai di andare in un Tg Rai», assicura però il direttore. Garimberti spera comunque che la decisione sul successore venga presa in un clima diverso da quello di ieri. «Mi dispiace che il Cda si sia spaccato, penso che siano intervenuti interessi che non sono quelli dell’azienda – dice il presidente -. Il cda ritrovi ora compattezza, altrimenti è meglio andarsene a casa». Domani è in programma un nuovo consiglio. All’ordine del giorno ci sono il budget 2011-2012, il piano di produzione 2012, i palinsesti inverno-primavera 2012 e le linee guida del piano di produzione fiction. Del Tg1 non si dovrebbe parlare, quindi, anche se i consiglieri che hanno votato contro la rimozione continuano a contestarla. Secondo Petroni le parole di Garimberti confermano che la decisione del cda «non aveva alcuna origine giuridica, ma era teleologicamente costruita per la finalità predeterminata di togliere la direzione del principale telegiornale del servizio pubblico ad un giornalista non gradito per ragioni politiche». Anche Verro contesta le dichiarazioni del presidente. «Sarebbe molto grave – sostiene – se si fosse utilizzata strumentalmente una legge per rimuovere un direttore di cui non si condivideva il pensiero politico o la linea editoriale». Verro spiega inoltre che «valuterà se proseguirà la battaglia o no nell’interesse dell’azienda».