Ratatouille: il mondo visto dal basso

I profumi, i sapori, i colori del più grande cuoco del mondo.

di Tania CAROLI

È proprio il caso di dire: “Finalmente!”

Ci voleva proprio per grandi e piccini una storia così, regalata dal Disney e Pixar, unite per fare furore. Osservando Ratatouille ci si stupisce subito per un digitale che sembra non avere più limiti, per quel disegno che non ha la macchinosità dei vecchi cartoon ma non ha nemmeno troppo assunto, in mimesis pura, le vesti del cinema “in carne ed ossa”. Un topolino, anzi proprio un ratto (lontano da quello sapientino e borghese dell’icona disney) vive nelle strade parigine con padre, fratello e amici, ma ambisce ad altro. La sua dote vera è la curiosità per il mondo anche quel mondo da cui il padre lo ha spesso messo in guardia: l’umano. Ma lui non ha tempo per i pregiudizi e per i timori, lui deve scoprire, correre lungo la Senna, sui tetti, incontro al suo sogno: il mondo dei sapori. Ed è così che Remi, il ratto, entrerà nella più prestigiosa cucina di Parigi e darà prova della sua abilità strepitosa di cuoco. Non è tutto così lineare, ovviamente, il suo tour tra pentole ed umani si rivelerà un’Odissea che il nostro Remi affronterà sempre con grande curiosità e tanta genuinità, come ci insegna la sua ricetta “ratatouille”.

Non è facile adottare un altro punto di vista sul piano dei contenuti figuriamoci su quello visivo. In campo “punti di vista” la Disney (ed annessa Pixar) è esperta dagliAristogatti alla Alla ricerca di Nemo, per citarne alcuni, sempre nel mondo animale. Ma Ratatouille è qualcosa in più. La macchina da presa si abbassa e si pone un obiettivo arduo: correre alla velocità di un topolino. Si sa che il movimento che riprende il movimento è una sfida poche volte riuscita tant’è che i film sullo sport risultano quasi sempre un tentativo poco riuscito. Ma il mondo del topolino… non può essere credibile se non ci si pone fisicamente al suo livello, se con lui non si sgattaiola nei vicoli, sugli argini della Senna, tra le immondizie, sui tetti. Spesso l’occhio e la mano adulta del regista hanno ceduto alla tentazione di guardare dall’alto ed è per questo forse che i film sui bambini non sono altro che film di un adulto che osserva il mondo puerile con mente e mano ben lontane dal vero mondo dell’infanzia. Qui invece l’operazione sembra riuscita perché l’occhio della macchina da presa e quindi la visione dello spettatore coincide con quella del topolino, che vede gli umani dal basso, che scala una pentola come il K2, che può guardare negli occhi, di fronte, solo l’amico Linguini, unico umano disposto ad andare oltre le altezze.

Vari i piani sequenza dedicati ad un percorso del topolino (in fuga dall’anziana terribile, in cucina, lungo la Senna) in cui la macchina da presa lotta con l’animaletto e spesso non ce la fa e gli sta dietro affannosa. Che il nuovo topolino Disney si sia stufato di fare il divo?

Chissà, ma noi sicuramente gli regaliamo di cuore una standing ovation!