Remo Wolf, pittore e xilografo

di Carlo ANDREATTA

Remo Wolf, pittore e incisore di fama internazionale, è morto martedì 27 gennaio 2009. Aveva quasi 97 anni. Era nato a Trento il 29 febbraio del 1912. Spirito solitario e meditativo, è sempre stato lontano dal caos della società, lontano da facili successi e da frivole celebrazioni. E così la notizia della sua scomparsa è stata diffusa dopo le esequie, secondo la volontà espressa dal maestro. Lunghissima è stata la sua carriera, iniziata negli anni Trenta del secolo scorso: Wolf ha prodotto centinaia di tele, di disegni, di incisioni, di xilografie. Ha lavorato anche come illustratore per quotidiani, per libri e per riviste.

Il maestro resterà famoso per essere stato una pietra miliare dell’arte trentina. Il suo è “un patrimonio – come ha scritto Alessandro Franceschini – poco noto (in Trentino) e ancora tutto da catalogare”. L’origine dell’arte di Wolf è nella pittura veneta: Wolf, all’accademia di Belle Arti di Venezia, ebbe come maestro Guido Cadorin. Come ha sottolineato Riccarda Turrina, la città di Trento “è sempre stata crocevia di due grandi culture, alle quali gli artisti locali hanno guardato: la cultura nordica, quindi l’espressionismo, e la cultura veneta. (…) Non bisogna comunque dimenticare che Remo Wolf ha fondato nel 1952, assieme ad altri incisori, l’’Associazione incisori veneti’ che ha fatto conoscere in Italia e nel mondo la produzione incisoria, rilanciandola. Lo stesso Wolf, collaborando con l’associazione ‘Fratelli Bronzetti’, ha curato oltre 110 mostre di incisione, esponendo a Trento il meglio dell’attività calcografica d’Europa”.

Wolf ha studiato prima a Trento, poi a Parma e a Firenze. Nel 1931 ha iniziato ad insegnare Disegno e Storia dell’arte in varie scuole: a Bolzano, a Merano, a Bressanone, poi all’istituto Magistrale di Trento e di Rovereto; ha concluso, infine, la sua carriera al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Trento. Non sono pochi coloro – tra colleghi e allievi – che lo ricordano con immutato affetto per la sua particolare capacità di “fare scuola”.

Wolf ha combattuto durante la seconda guerra mondiale ed è stato fatto prigioniero dagli Inglesi. Anche durante la prigionia non dimentica la sua arte: riusciva a dipingere utilizzando come tela dei vecchi ritagli di tenda da campo. “I soggetti sono nature morte, figure, ritratti di compagni. La maggior parte delle opere, però, gli fu sequestrata dai soldati inglesi prima di essere liberato”, ha ricordato Riccarda Turrina.

Nel 1946, dopo le tragiche vicende del conflitto, l’artista torna a Trento. Riprende ad insegnare e, nel contempo, segue i corsi all’Accademia d’Arte di Venezia. Wolf, nella sua produzione, ha fondamentalmente prediletto il paesaggio trentino, un paesaggio che l’artista ha dipinto con rara originalità ed intensa emotività compositiva; nelle montagne, ad esempio, scorgiamo elementi metafisici, ma anche suggestioni simboliste ed espressioniste, rimandi al cubismo. All’artista interessano gli spazi e i rapporti tra le masse. Questa sua cifra è riscontrabile anche nelle xilografie, dove la vis espressiva ha sempre messo in evidenza straordinari risultati. “Sono diventato xilografo – ha detto un giorno il pittore – perché mi piace il legno”. Un legno che Wolf ha studiato fino a carpirne umori e segreti.

L’artista ha partecipato più volte (1942, 1950, 1954, 1956) alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e alle maggiori esposizioni nazionali e internazionali di xilografia; nella sua biografia artistica sono circa duecento le mostre tra personali e collettive. Ha ricevuto numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti: nel 1991 la Galleria Civica di Trento ha dedicato alla sua produzione un allestimento antologico, al quale seguiranno, nel 2002, quello a Palazzo Trentini e nel 2005 quello alla Galleria Civica di Arco.

Dal laboratorio di Wolf sono usciti grandi incisori come Alda Failoni e Andrea Slomp.

“Da sempre polemico con l’ambiente istituzionale trentino ritenuto poco capace di valorizzare quell’arte locale che sapeva vedere al di là dei confini regionali, Remo Wolf ha donato, nel 2005, 699 xilografie, tra cui 26 cicli completi, al Museo della Xilografia Italiana di Carpi, fondato nel 1932 dall’amico Luigi Servolini. Museo che ha visto le opere di Wolf presenti fin da quella data”, ha precisato Fiorenzo Degasperi.