Riaperto il Museo Depero, l’unico Museo del Futurismo italiano

i Carlo ANDREATTA

Il 17 gennaio scorso, dopo dieci anni di lavori, è stata riaperta la Casa d’Arte di Fortunato Depero (1892–1960), gioiello espositivo che l’architetto Renato Rizzi ha restaurato ri-leggendo lo spirito futurista del celebre artista roveretano. L’originalità del progetto è probabilmente questa: Rizzi è riuscito ad “entrare” nell’emozione che Depero provava nel periodo futurista, cioè nell’inquietudine legata all’esplorazione del movimento, elemento chiave del Futurismo. Rizzi ha poi “trasferito” questa “emozione” nel suo restauro. Casa Depero ora torna in una veste rinnovata e ampliata. Ad esempio, si entra e si esce da via Portici (prima della ristrutturazione si accedeva da via della Terra). All’interno della nuova struttura museale si trovano un guardaroba, un bookshop e una caffetteria. Il restauro ha previsto pure un particolare microclima per la corretta conservazione delle opere. I muri del nuovo edificio sono color bianco calce, il pavimento – in parquet di rovere chiaro – è a spina di pesce e riprende le decorazioni originarie di Depero. Molto suggestiva la scala d’accesso ai piani superiori: è all’interno di un’intercapedine, la quale crea una sorta di “attesa” rispetto alle sale dei piani superiori. Bellissimo e di straordinaria eleganza il corrimano: realizzato con pietra “gialla” di Vicenza, quella utilizzata dal Palladio. Le sale sono ampie, hanno guadagnato in altezza. La verticalità e la scansione degli elementi compositivi dell’edificio sono le due più evidenti peculiarità del restauro. Nei nuovi spazi della Casa-museo possiamo ammirare oli su tela, inchiostri di china su carta e su cartoncino, acquerelli, carboncini su carta, le teste – scolpite da Eraldo Fozzer – di Depero e della moglie Rosetta, ma anche quadri, schizzi, sculture, tarsie in buxus (un tipo di legno, inventato da Depero, prodotto con materiali di scarto), arazzi, giocattoli, marionette, mobili realizzati dall’artista roveretano. Per esporre gli arazzi, Rizzi ha recuperato tutto il volume della sala fino al lucernario, il quale è a forma seghettata, forma cara a Depero. La galleria (lo scrittore e teorico dell’arte Carlo Belli la definì “Casa del Mago”) rivive in un armonioso rapporto tra passato e presente. “Un museo trasognato – ha precisato il critico d’arte Maurizio Scudiero -, un museo dove ‘avanguardia e memoria’ convivono, anzi dialogano”. Negli anni Cinquanta, quando l’arte di Depero, a Rovereto, non era affatto valorizzata, è stato Lionello Fiumi, poeta e scrittore, ad adoperarsi affinché l’opera del maestro futurista non venisse dispersa. Fiumi suggeriva alle istituzioni di trovare un’adeguata e definitiva collocazione a tele, disegni, sculture, mobili, arazzi realizzati da Depero, il quale conobbe Fiumi quando entrambi frequentavano la Scuola Elisabettina.

Alla metà degli anni Cinquanta il sindaco di Rovereto, Giuseppe Veronesi, dopo aver parlato con Depero, diede inizio all’iter amministrativo che avrebbe permesso all’artista futurista di aprire un luogo che fosse sia galleria permanente della sua opera, ma anche “officina viva” di oggetti d’artigianato e design. L’“officina viva” rimase un sogno irrealizzato a causa della malattia che colpì Depero. Il primo agosto 1959 venne inaugurata la nuova struttura. L’anno dopo Depero morì. Da allora la storia della Casa-museo è stata caratterizzata da luci e da ombre, soprattutto dalla miopia di una politica – quella locale – poco interessata a valorizzare la galleria che Depero aveva tanto auspicato per poter dare un’adeguata collocazione alla sua opera. A tal proposito è doveroso sottolineare che il museo Depero, nel corso del tempo, sovente è rimasto chiuso o è stato aperto solamente durante l’estate. Per censire e per verificare l’autenticità dei lavori di Depero – contestualmente all’apertura – venne istituito il Curatorio, un comitato scientifico formato da varie personalità appartenenti alla società civile roveretana. Probabilmente il Curatorio nemmeno conosceva l’esistenza di quel sottotetto e delle sue ricchezze. Come ha affermato Maurizio Scudiero nei “primi anni Ottanta, si voltò pagina. Il nuovo Curatorio (tra cui sedevano Umberto Savoia, Luigi Serravalli, Giuliano Baroni, Franco Rella) avviò una serie di iniziative per ‘portare fuori’ Depero: fuori dalle ragnatele del museo, fuori da una città un po’ addormentata. Paolo Marega prima, e Adriana Muzzi Lombardo poi, furono gli assessori della svolta”. La città di Rovereto deve essere riconoscente e grata al prezioso lavoro di ricerca di Scudiero: è stato proprio lui lo studioso che ha contribuito a quantificare l’effettivo patrimonio della Casa-museo.

La galleria Depero è sempre stata legata alla storia artistico-culturale della città della Quercia, “tanto che la si può ritenere – ha giustamente affermato la giornalista Corona Perer – il punto di partenza dell’odierno Mart. Negli anni Novanta del secolo scorso la struttura cominciò a rivelare i primi cedimenti. Nel 1990 il Mart ha incaricato l’architetto Renato Rizzi di progettarne il restauro. Un primo intervento conservativo è stato compiuto a museo aperto; poi, nel 1998, per motivi di sicurezza la chiusura è diventata necessaria. Da allora in poi i lavori sono proseguiti in modo accelerato. Nel 2006 l’acquisizione dell’attigua casa Caden consentì di ricavare spazi per farne un moderno museo. (…) La ristrutturazione ha risolto problemi di statica e di agibilità e lo ha reso funzionale. I lavori finanziati dal Comune di Rovereto e dal Mart hanno messo in sicurezza l’edificio, che in epoca tardo medievale fu sede del Banco dei Pegni”.

Come ha detto la direttrice del Mart, Gabriella Belli, “a Rovereto è nato il primo ed unico museo del Futurismo italiano”. L’orario di apertura della Casa-museo è il seguente: 9.00 – 17.00, dal martedì alla domenica.