Rifiuti, riciclo ed economia di mercato: una seria analisi dice che…

di Gabriele CROSARIOL

La prevenzione della formazione dei rifiuti è, assieme al riciclo, una componente delle azioni di minimizzazione dei rifiuti destinati a smaltimento. Gli obiettivi di riciclo e prevenzione possono convergere ed essere sinergici, ma possono anche entrare in competizione. Il ruolo delle politiche pubbliche è quello di regolare il riciclo e il recupero in maniera tale da creare sinergia e pari condizioni competitive tra interventi di prevenzione e interventi di riciclo. Nelle attuali condizioni di mercato gli interessi economici promossi dalle azioni di prevenzione non sono analoghi a quelli promossi dalle azioni di riciclo. I settori che beneficiano della prevenzione appaiono in una posizione di maggiore debolezza contrattuale rispetto ai settori interessati al riciclo. Infatti il riciclo costituisce un nuovo anello del sistema economico, una nuova attività produttiva, sostitutiva sia delle attività di produzione primaria che delle attività di smaltimento. Poiché la gran parte dei Paesi europei e l’Italia in particolare sono importatori delle materie prime (prodotti petroliferi, cellulosa, ecc.), l’utilizzo di quote più estese di materie seconde (da riciclo) non danneggia gli interessi prevalenti del sistema produttivo e della stessa filiera della produzione di imballaggi.

L’industria del riciclo si configura come una industria aggiuntiva, in parte già ben integrata nella filiera tradizionale di produzione degli imballaggi. Diversamente, le azioni di prevenzione, basate su innovazione di gestione e di materiale, possono incidere in maniera rilevante sul sistema industriale degli imballaggi e sono in gran parte esterne al sistema produttivo consolidato. Infatti, mentre gli interventi di ottimizzazione ambientale degli imballaggi, cioè alleggerimento dei materiali e miglioramento del rapporto peso/volume, sono parte del processo di sviluppo tecnologico del prodotto, quelli di prevenzione, che determinano una riduzione dei consumi assoluti di imballaggi (ad esempio attraverso il riutilizzo), minacciano i livelli produttivi di alcuni settori industriali ben consolidati.

L’integrazione tra riciclo e prevenzione può essere sostenuta da politiche pubbliche; ad esempio le regolazioni della Germania e dell’Austria, ponendo elevati obiettivi di riciclo e caricando integralmente i costi del sistema a carico delle imprese, hanno determinato una esplosione congiunta sia degli interventi di prevenzione che di quelli di riciclo. Proprio per effetto degli alti costi, infatti, il modello tedesco ha consentito una competizione tra interventi di prevenzione e interventi di riciclo. In altri casi, l’integrazione è stata raggiunta ponendo obiettivi di riduzione dei rifiuti di imballaggio, che stimolavano l’adozione di interventi di prevenzione, laddove questi erano attuabili a costi inferiori a quelli del riciclo. Alcuni interventi ambientali includono nella concezione stessa dell’imballaggio l’obiettivo del riciclo dei materiali, con una positiva sinergia tra le azioni di post consumo, di raccolta differenziata e di riciclo. Ad esempio:

– gli imballaggi monomateriali, che semplificano la gestione del riciclo dei prodotti;

– l’impiego di materiali più facilmente riciclabili, come nel caso della sostituzione dei filler basati su polistirene espanso;

– l’adozione di soluzioni di design che semplificano la fase di raccolta e trasporto (come per la compattabilità e impilabilità delle bottiglie di plastica);

– l’impiego di quote più elevate di materiale da riciclo nella produzione di imballaggi (incremento delle quote di macero, nella produzione di cartone ondulato e cartoncino, adozione di strati di PET o PE riciclato, incremento dell’impiego di rottame di vetro nella produzione delle bottiglie).

Accanto a sinergie e integrazioni tra prevenzione e riciclo possono anche determinarsi conflitti e competizioni. L’obiettivo di ridurre il peso degli imballaggi favorisce, infatti, un processo di sostituzione dei materiali che avvantaggia, in massima parte, polimeri e materiali più leggeri, ma anche più difficilmente riciclabili o non riciclabili. Inoltre l’introduzione di nuovi materiali, pur riducendo il carico sul sistema di gestione dei rifiuti, potrebbe determinare effetti negativi sotto altri profili ambientali. In questi casi una valutazione ambientale dell’intervento di prevenzione dovrebbe considerare l’insieme degli effetti ambientali e l’intero ciclo di vita del prodotto.