Sposa un marocchino all’insaputa del fidanzato per procurarsi soldi per la coca

Non riuscendo più a ottenere soldi per l’acquisto di cocaina, una commessa veronese, 25 anni all’epoca dei fatti, aveva accettato quattro anni fa il “consiglio” di un’amica di incrementare le entrate, contraendo per 8.000 euro un falso matrimonio con un marocchino, di otto anni più grande, privo di permesso di soggiorno. Il sistema, secondo i finanzieri, oltre a finanziare la giovane, in cambio del fatidico sì in Comune, avrebbe consentito al marocchino di regolarizzare la propria posizione in Italia.

La vicenda è venuta alla luce nel corso dell’operazione antidroga denominata “Redemption” della Guardia di finanza di Vicenza, indagini che nel biennio 2008-2009, avevano consentito l’esecuzione di 45 misure cautelari in carcere nei confronti di persone coinvolte in attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Nelle carte è emersa anche la storia della giovane commessa che dovette fornire mille spiegazioni al fidanzato ufficiale convivente quando i finanzieri perquisirono la loro abitazione in cerca di stupefacente.

Grande lo stupore del ragazzo di cinque anni più giovane della donna, secondo la Gdf, che con la compagna aveva una relazione stabile. In pochi minuti scoprì che la sua amica si era sposata, pochi mesi prima, con un marocchino, con cui risultava formalmente risiedere in altro Comune e di cui egli mai aveva prima, naturalmente, sentito parlare. Le Fiamme Gialle hanno potuto constatare come la giovane, infatti, si fosse trasferita nel luglio del 2008 dal suo Comune originario, quello di Pressana (Verona), a Santa Margherita D’Adige nel Padovano.

Il trasferimento di residenza era stato formalizzato proprio al fine di contrarre il fittizio matrimonio, effettivamente avvenuto il successivo 3 agosto, con l’extracomunitario clandestino. La stessa “sposa”, nel corso delle indagini, ammetteva i fatti sottolineando di sentirsi quasi frodata dal “marito”, di cui non conosceva neppure il cognome, il quale, a fronte degli 8.000 euro promessi, gliene aveva poi effettivamente consegnati, in contanti, solo 6.000. Neppure i suoi genitori nulla sapevano del “genero” acquisito. La cerimonia civile era stata officiata nel Comune di Santa Margherita: al momento erano presenti soltanto gli sposi e due testimoni: l’amica italiana della donna ed un connazionale dell’uomo.

Via [Ilmattino.it]