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	<title>Totemblueart &#187; Arte</title>
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	<description>Rivista di arte e cultura Trentino</description>
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		<title>Body worlds, l&#8217;arte macabra con i corpi umani</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 08:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Top articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[




La plastinazione è un procedimento che permette la conservazione del corpo umano tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri  di silicone. Questa tecnica rende i reperti organici rigidi ed inodori, mantenendo inalterati i colori. La plastinazione è stata inventata e brevettata dall&#8217;anatomopatologo tedesco  Gunther von Hagens.
Von Hagens espone i corpi plastinati, in pose [...]]]></description>
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</script></div><p>La plastinazione è un procedimento che permette la conservazione del corpo umano tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri  di silicone. Questa tecnica rende i reperti organici rigidi ed inodori, mantenendo inalterati i colori. La plastinazione è stata inventata e brevettata dall&#8217;anatomopatologo tedesco  Gunther von Hagens.</p>
<p>Von Hagens espone i corpi plastinati, in pose che riprendono celebri opere d&#8217;arte, nelle mostre intitolate Körperwelten (in inglese Body World).<a href="http://www.bodyworlds.com"> http://www.bodyworlds.com</a></p>
<p><strong>Procedura</strong><br />
1. Imbalsamazione e dissezione anatomica Il primo passo del processo consiste nel bloccare i processi degenerativi pompando formalina nel corpo attraverso le arterie. La formalina uccide i batteri e blocca il decadimento tissutale. Usando strumenti da dissezione vengono preparate le strutture anatomiche rimuovendo la pelle, il tessuto connettivo ed il tessuto adiposo.<br />
2. Rimozione dal corpo di grasso e acqua L’acqua ed i grassi solubili del corpo sono sciolti immergendo il cadavere in un bagno di acetone.<br />
3. Impregnazione a forza Questo secondo processo di scambio è il passaggio centrale della plastinazione. Durante l’impregnazione a forza del silicone (o un altro polimero analogo) rimpiazza l’acetone. Queste operazioni vengono svolte in contenitori sigillati ed il silicone viene inserito in questi contenitori in pressione in modo da penetrare in ogni cellula.<br />
4. Posizionamento Il corpo viene posizionato nella posizione desiderata ed ogni struttura anatomica è fissata con l’aiuto di spaghi, aghi e mollette.<br />
5. Solidificazione Il passaggio finale è la solidificazione e il tempo ed il modo dipendono dal polimero usato. Certi polimeri solidificano per esposizione a gas, altri per esposizione a radiazioni UV ed altri ancora per esposizione a fonti di calore.</p>
<p>Il processo di plastinazione richiede in genere 1500 ore di lavoro ed un anno per essere completato.</p>
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		<title>Nuovi dinamismi flessibili</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/nuovi-dinamismi-flessibili.html</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[federico lanaro]]></category>

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		<description><![CDATA[




Essere individuato o individuabile in un gruppo è la cosa che più m’infastidisce, anche quando succede involontariamente, o peggio quando proprio non posso farne a meno. Essere menzionato tra “i giovani artisti di…”, o identificato in gruppi d’appartenenza territoriali, sociali o lavorativi è deprimente. Sono sciocchezze, lo so, ma diventano man mano dei ronzii insopportabili.
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essere individuato o individuabile in un gruppo è la cosa che più m’infastidisce, anche quando succede involontariamente, o peggio quando proprio non posso farne a meno. Essere menzionato tra “i giovani artisti di…”, o identificato in gruppi d’appartenenza territoriali, sociali o lavorativi è deprimente. Sono sciocchezze, lo so, ma diventano man mano dei ronzii insopportabili.</p>
<p>Non è difficile identificare le persone come oggetti, nelle geometrie degli spostamenti, nelle scelte comuni, nei consumi di massa, predati da organizzati ed efficaci avvoltoi mediatici.</p>
<p>Target, fascia di mercato, materiale umano; sono solo alcuni agghiaccianti termini usati per identificare la gente a mucchi.</p>
<p>Senza soffermarsi sul vivere la società italiana e quello che ne comporta, penso che sia importante vedere ora la gente non come oggetto di consumo, ma come oggetto consumato. Le pile sono scariche, i coniglietti non corrono sorridenti al traguardo, sono appesantiti dalle convenzioni, dagli aumenti dei costi e in proporzione ai bisogni apparenti.</p>
<p>È il momento di produrre un rinnovamento, di condividere i saperi per creare un habitat positivo, non di sfruttare e depredare le masse.</p>
<p>In fondo è tutto un circolo, chi identifica è a sua volta identificato, chi determina una “fetta di mercato” rientrerà suo malgrado in altre fette, creando e subendo nello stesso momento le regole sociali e di mercato. Sono vari i fattori che determinano questo; primo tra tutti il denaro.</p>
<p>Per certi versi questo meccanismo funziona in modo analogo anche nell’arte. Il micro-mondo ricalca in scala la società, dove l’identificazione è tutto. Spesso un’artista diventa tale quando il suo lavoro è categorizzabile, quando è circoscritto da un’impressione costante. Da una parte questo è positivo, perché in anni di ricerca ognuno elabora un linguaggio codificato in continuo sviluppo, ma dall’altra è fortemente limitante perché annulla l’unicità di ogni singola opera e la libertà d’azione e d’espressione. Spesso questi binari sono richiesti dai curatori (non tutti per fortuna), che dovrebbero essere artefici di continui cambiamenti, non arbitri di un gioco di etichette.</p>
<p>È sminuente, equivale a considerare l’artista come un oggetto di consumo senza rendersi conto di trasformarlo in oggetto consumato.</p>
<p>Ma non sempre è così, non siamo pessimisti, esistono molteplici strade parallele su cui spostarsi, quotidianamente e repentinamente, per sopravvivere e definire una propria rotta, nell’arte come nella vita. L’importante è non fermarsi ad aspettare, essere artefici del proprio rinnovamento, anche senza sapere dove arrivare. C’è movimento e sempre più realtà dislocate si sviluppano, in maniera autonoma. Nuove strutture, mentali prima che fisiche, possono ora avere rilievo senza consumarsi lungo il cammino per il disinteresse di chi fabbrica etichette. Sono dinamismi flessibili, giovani curatori ed artisti, che devono ispirare le strutture esistenti, e diventare fonte di costante fermento.</p>
<p>di Federico LANARO</p>
<p><a href="http://www.federicolanaro.com">www.federicolanaro.com</a></p>
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		<title>Rovereto e la rivoluzione futurista</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/rovereto-e-la-rivoluzione-futurista.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni e note
di Mario COSSALI
Rovereto ha veramente in questo tempo una grande possibilità davanti a sé: diventare punto di riferimento internazionale del futurismo e centro di ricerca e di studio sulle avanguardie artistiche del ’900 italiano.
L’inaugurazione del rinnovato Museo Depero nel centro storico cittadino accanto alla presenza e all’attività del Mart (bella e grande, seppur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riflessioni e note</p>
<p>di Mario COSSALI</p>
<p>Rovereto ha veramente in questo tempo una grande possibilità davanti a sé: diventare punto di riferimento internazionale del futurismo e centro di ricerca e di studio sulle avanguardie artistiche del ’900 italiano.</p>
<p>L’inaugurazione del rinnovato Museo Depero nel centro storico cittadino accanto alla presenza e all’attività del Mart (bella e grande, seppur discutibile per certi aspetti metodologici,  la mostra sul futurismo italo russo tedesco curata da Ester Coen) è l’occasione propizia per rinnovare e implementare un’azione di lunga lena, sia sulla figura di Fortunato Depero sia in generale sul movimento futurista, con particolare e gelosa  predilezione per l’artista roveretano e per le sue caratteristiche creative uniche dal punto di vista immaginativo e dal punto di vista rappresentativo.</p>
<p>Fortunato Depero si distinse allora e si distingue oggi dagli altri futuristi e dalle avanguardie pittoriche del ’900 per la sua. carica ludica, per la sua capacità di usare tutte le tecniche disponibili e per la sua tensione a “vestire” con l’arte ogni momento della vita quotidiana.</p>
<p>Ma Fortunato Depero è stato anche un grande narratore dell’identità e del mito delle genti trentine, delle nostre valli e della nostra storia. Sa ancora parlare a tutti e sa coinvolgere ogni sguardo nella sua narrazione pittorica, scenica, teatrale.</p>
<p>In generale comunque possiamo ben dire che il futurismo fu l’unica avanguardia artistica italiana del novecento, ma ancor di più probabilmente la più radicale tra tutte le avanguardie a livello europeo, al di là di tutti i suoi manifesti politici e grazie invece anche a tutti i suoi manifesti artistici ed estetici, tra i quali brilla proprio quello firmato da Balla e Depero “per una ricostruzione futurista dell’universo”.</p>
<p>&#8230;Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto&#8230; Ogni azione che si sviluppa nello spazio, ogni emozione vissuta, sarà per noi intuizione di una scoperta&#8230;</p>
<p>Il futurismo investe tutti gli aspetti della creatività, tutte le arti, quelle vecchie e quelle nuove, come la fotografia e il cinema, coinvolge nella dimensione estetica ogni aspetto dell’esistenza individuale e collettiva.</p>
<p>Del futurismo sono debitori il teatro, la danza, il design e l’arredamento, la moda e la pubblicità. Fu senza alcun dubbio un’arte rivoluzionaria, nonostante si prestasse a strumentalizzazioni belliciste, fu ammirata da Majakovskij e dai russi in rivolta come fu utilizzata dal fascismo della prima ora, ma al di là delle tumultuose temperie storiche, segnò una rottura linguistica e concettuale dalla quale successivamente tutte le ricerche artistiche d’avanguardia dovettero tener conto e non poco.</p>
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		<title>Non dimentichiamo  le opere buone</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/non-dimentichiamo-le-opere-buone.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[IN MEMORIA di In memoria di me
di Roberta MAGGI
Quando un fatto di cronaca fa scattare la riflessione e questa, a ruota, si nutre dell’arte, pescando nella memoria un’opera, come un gioco a incastri il ricordo di quella risveglia e arricchisce i contenuti della notizia. É in quel momento che il senso dell’opera appare compiuto nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->IN MEMORIA di In memoria di me</p>
<p>di Roberta MAGGI</p>
<p>Quando un fatto di cronaca fa scattare la riflessione e questa, a ruota, si nutre dell’arte, pescando nella memoria un’opera, come un gioco a incastri il ricordo di quella risveglia e arricchisce i contenuti della notizia. É in quel momento che il senso dell’opera appare compiuto nel suo messaggio interminabile.</p>
<p>L’assimilazione è avvenuta, l’artista è adeguatamente ricompensato rivendicando uno spazio nella nostra mente.</p>
<p>Per questo, recenti fatti che hanno portato per l’ennesima volta a riflettere sulla libertà di coscienza, sul controllo della propria vita, sulla fede, hanno rievocato le suggestive sensazioni che il giovane regista Saverio Costanzo suscitò col suo secondo film, uscito ormai dalle sale e forse dalla memoria di molti nel 2006.</p>
<p>Una delle cose che più apprezzo nei registi è la capacità di trasformare l’ambientazione delle loro storie in un luogo dell’anima. In memoria di me è un film difficilissimo uno di quei film per cui un certo tipo di pubblico (purtroppo numeroso) potrebbe abbandonare la sala. Unità di luogo, austerità di ambienti, tempi dilatatissimi, dialoghi centellinati, corpi afflitti, suspence tradita.</p>
<p>Eppure  nella sua esigua generosità visiva è un’opera che moltiplica i piani di lettura, attraverso una proprietà del linguaggio cinematografico che potrebbe definirsi “divina”. Si trasforma da semplice narrazione a trattato filosofico sul senso di religiosità e spiritualità insito nell’animo umano, sui tormenti e le lacerazioni interiori di chi cerca di capire il senso dell’esistenza, sul libero arbitrio e le scelte. Andrea, il protagonista che è nei primi istanti solo voce,  poi volto sofferente, lo spiega in un breve prologo iniziale che si rivela un colloquio effettivo con un interlocutore effettivo, il Padre Superiore. Così l’intervista di accesso al monastero del novizio, permette al pubblico di penetrare fin dall’inizio il senso del film. Quel viso nel buio che riflette la luce è l’uomo ripiegato su se stesso, quell’uomo è Andrea che soddisfatta ogni voglia cerca un qualcos’altro, una vera “luce” verso cui muovere i suoi passi.</p>
<p>Ma come arriva la vocazione? Il protagonista non è un prescelto ma vorrebbe trovarla. Insiste. Come il campo lungo sul corridoio, valorizzato in tutta la sua profondità verso un finestrone, che divide il dentro dal fuori, la luce e il buio, la città “ricamata” dal microcosmo spoglio, le roboanti e scoppiettanti manifestazioni esterne e il silenzio cupo dove la coscienza si fa piena e risuona ogni  passo, dove si moltiplicano le ombre sul pavimento lucido. C’è chi vuol stare dentro e chi vuol stare fuori, ma sulla scelta della vita di clausura non si esprime un giudizio di merito, bensì un’ennesima domanda: cos’è veramente “cristiano”? L’amore che più spesso si manifesta nel mettersi in gioco nel mondo e con gli altri contrasta non poco con la severa regola gesuitica; chi ama assiste l’essere che muore e se ne va più o meno sfibrato nell’incapacità di portare a formalizzare con una tonaca la vera vocazione. Costanzo non scende fino in fondo, non parla di buoni o cattivi, ma solo di percorsi che possono finire in una navata o in una “nave”. Si salvi chi può e come può sembra che dica, si concede solo un dubbio: chi è che ama il prossimo suo come se stesso e chi solo se stesso? E in memoria di chi?Un film da recuperare, un’opera degna di chiamarsi arte.</p>
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		<title>Remo Wolf, pittore e xilografo</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/remo-wolf-pittore-e-xilografo.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carlo ANDREATTA
Remo Wolf, pittore e incisore di fama internazionale, è morto martedì 27 gennaio 2009. Aveva quasi 97 anni. Era nato a Trento il 29 febbraio del 1912. Spirito solitario e meditativo, è sempre stato lontano dal caos della società, lontano da facili successi e da frivole celebrazioni. E così la notizia della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Carlo ANDREATTA</p>
<p>Remo Wolf, pittore e incisore di fama internazionale, è morto martedì 27 gennaio 2009. Aveva quasi 97 anni. Era nato a Trento il 29 febbraio del 1912. Spirito solitario e meditativo, è sempre stato lontano dal caos della società, lontano da facili successi e da frivole celebrazioni. E così la notizia della sua scomparsa è stata diffusa dopo le esequie, secondo la volontà espressa dal maestro. Lunghissima è stata la sua carriera, iniziata negli anni Trenta del secolo scorso: Wolf ha prodotto centinaia di tele, di disegni, di incisioni, di xilografie. Ha lavorato anche come illustratore per quotidiani, per libri e per riviste.</p>
<p>Il maestro resterà famoso per essere stato una pietra miliare dell’arte trentina. Il suo è “un patrimonio – come ha scritto Alessandro Franceschini – poco noto (in Trentino) e ancora tutto da catalogare”. L’origine dell’arte di Wolf è nella pittura veneta: Wolf, all’accademia di Belle Arti di Venezia, ebbe come maestro Guido Cadorin. Come ha sottolineato Riccarda Turrina,  la città di Trento “è sempre stata crocevia di due grandi culture, alle quali gli artisti locali hanno guardato: la cultura nordica, quindi l’espressionismo, e la cultura veneta. (&#8230;) Non bisogna comunque dimenticare che Remo Wolf ha fondato nel 1952, assieme ad altri incisori, l’’Associazione incisori veneti’ che ha fatto conoscere in Italia e nel mondo la produzione incisoria, rilanciandola. Lo stesso Wolf, collaborando con l’associazione ‘Fratelli Bronzetti’, ha curato oltre 110 mostre di incisione, esponendo a Trento il meglio dell’attività calcografica d’Europa”.</p>
<p>Wolf ha studiato prima a Trento, poi a Parma e a Firenze. Nel 1931 ha iniziato ad insegnare Disegno e Storia dell’arte in varie scuole: a Bolzano, a Merano, a Bressanone, poi all’istituto Magistrale di Trento e di Rovereto; ha concluso, infine, la sua carriera al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Trento. Non sono pochi coloro – tra colleghi e allievi – che lo ricordano con immutato affetto per la sua particolare capacità di “fare scuola”.</p>
<p>Wolf ha combattuto durante la seconda guerra mondiale ed è stato fatto prigioniero dagli Inglesi.  Anche durante la prigionia non dimentica la sua arte: riusciva a dipingere utilizzando come tela dei vecchi ritagli di tenda da campo. “I soggetti sono nature morte, figure, ritratti di compagni. La maggior parte delle opere, però, gli fu sequestrata dai soldati inglesi prima di essere liberato”, ha ricordato Riccarda Turrina.</p>
<p>Nel 1946, dopo le tragiche vicende del conflitto, l’artista torna a Trento. Riprende ad insegnare e, nel contempo, segue i corsi all’Accademia d’Arte di Venezia. Wolf, nella sua produzione, ha fondamentalmente prediletto il paesaggio trentino, un paesaggio che l’artista ha dipinto con rara originalità ed intensa emotività compositiva; nelle montagne, ad esempio, scorgiamo elementi metafisici, ma anche suggestioni simboliste ed espressioniste, rimandi al cubismo. All’artista interessano gli spazi e i rapporti tra le masse. Questa sua cifra è riscontrabile anche nelle xilografie, dove la vis espressiva ha sempre messo in evidenza straordinari risultati. “Sono diventato xilografo – ha detto un giorno il pittore – perché mi piace il legno”. Un legno che Wolf ha studiato fino a carpirne umori e segreti.</p>
<p>L’artista ha partecipato più volte (1942, 1950, 1954, 1956) alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e alle maggiori esposizioni nazionali e internazionali di xilografia; nella sua biografia artistica sono circa duecento le mostre tra personali e collettive. Ha ricevuto numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti: nel 1991 la Galleria Civica di Trento ha dedicato alla sua produzione un allestimento antologico, al quale seguiranno, nel 2002, quello a Palazzo Trentini e nel 2005 quello alla Galleria Civica di Arco.</p>
<p>Dal laboratorio di Wolf sono usciti grandi incisori come Alda Failoni e Andrea Slomp.</p>
<p>“Da sempre polemico con l’ambiente istituzionale trentino ritenuto poco capace di valorizzare quell’arte locale che sapeva vedere al di là dei confini regionali, Remo Wolf ha donato, nel 2005, 699 xilografie, tra cui 26 cicli completi, al Museo della Xilografia Italiana di Carpi, fondato nel 1932 dall’amico Luigi Servolini. Museo che ha visto le opere di Wolf presenti fin da quella data”, ha precisato Fiorenzo Degasperi.</p>
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		<title>Arte e malattia mentale</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/arte-e-malattia-mentale.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Neuroscienze]]></category>

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		<description><![CDATA[L’artista nel produrre un’opera si basa sulle proprie conoscenze circa lo stato delle cose. Non necessariamente però ciò avviene. Infatti oltre che utilizzare le proprie conoscenze e stimoli percettivi provenienti dall’esterno, l’artista utilizza prodotti della propria elaborazione di questi, prodotti creati, manipolati e adattati dalla propria mente. Questo processo, nell’arte, può portare alla creazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’artista nel produrre un’opera si basa sulle proprie conoscenze circa lo stato delle cose. Non necessariamente però ciò avviene. Infatti oltre che utilizzare le proprie conoscenze e stimoli percettivi provenienti dall’esterno, l’artista utilizza prodotti della propria elaborazione di questi, prodotti creati, manipolati e adattati dalla propria mente. Questo processo, nell’arte, può portare alla creazione di nuove realtà che potranno anche non dipendere dalle informazioni sensoriali provenienti dal mondo. Questo è possibile perché il nostro cervello non ha necessariamente bisogno di un continuo flusso di informazioni provenienti dai sensi. Basti pensare ai sogni, ai ricordi, che si manifestano in immagini mentali o rappresentazioni create dalla nostra mente. L’arte, perciò, amplifica la realtà, la distorce, la annulla attraverso l’eccitamento del sistema nervoso dell’artista che al momento della creazione trasforma il tutto in movimenti delle mani attraverso i quali crea la propria rappresentazione con lo scopo di ricreare nell’osservatore le stesse emozioni che hanno indotto e accompagnato l’artista nella composizione. Un’opera d’arte non ha soltanto la caratteristica di suscitare emozioni provocate dai principi del funzionamento della percezione visiva, ma si riferisce anche all’emozione che l’ha prodotta. Quindi un’ opera d’arte nasce dalla combinazione di ciò che l’artista percepisce dal mondo esterno e dall’interpretazione che egli dà agli stimoli percepiti. Detto questo è possibile chiedersi che cosa succede se entrambi questi due fattori vengono alterati da cause patologiche. Come in ogni essere umano, gli effetti di patologie mentali alterano l’elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno così come le capacità percettive ed emotive prodotte da tale elaborazione; da ciò si può dedurre come questi problemi possono influire in un artista, sulla sua espressione pittorica, fino a testimoniare come il suo vissuto entri a far parte integrante della sua opera. In molte opere appaiono rappresentazioni prodotte da stati mentali alterati e patologie che sono identificabili sia nell’opera e sia nella descrizione che l’autore ne fa. Ogni artista quindi dipinge in base alla patologia che lo affligge. Edvard Munch, per esempio, che si riteneva fosse affetto da schizofrenia, nel suo Il grido sembra voler svelare la sua angoscia di origine patologica. Il contenuto dell’opera raffigura un uomo che si rifiuta di sentire il suo stesso urlo di dolore: il particolare clima culturale e politico favorisce il rifiuto di essere messi di fronte alle proprie angosce esistenziali, tanto che nel 1982 la mostra delle opere di Munch a Berlino venne chiusa dalle autorità per lo scalpore suscitato. I contorni dissolti, le forme indefinite, i colori irreali, contrastanti, sono il mezzo attraverso il quale Munch perviene ad una personalissima interpretazione dell’angoscia esistenziale dell’uomo e, rendendola visibile, la diffonde nell’animo di chi la contempla. Riguardando la propria opera compiuta Munch affermò: “Solo un folle poteva dipingerlo”.</p>
<p>Un ulteriore esempio è offerto dal pittore considerato oggi il pittore malato, vale a dire Van Gogh, la cui malattia, che si manifestò prima dei trent’anni, è stata oggetto di numerose ricostruzioni e interpretazioni diagnostiche fondate sulle lettere che egli scrisse al fratello. Lo stesso Michelangelo, affetto da una depressione di origine psichica, nel dipingere il volto di San Bartolomeo mentre mostra al Giudice il coltello, riportò nelle pieghe della pelle del martirio un dolorante autoritratto. Numerosi altri pittori sono stati soggetti a gravi alterazioni psichiche quali schizofrenia o sindrome maniaco-depressiva e tutti hanno lasciato un indelebile segno attraverso le proprie opere che, oltre ad avere uno straordinario valore artistico, valgono anche come strumenti diagnostici utili per penetrare nella vita del pittore, nella sua mente e nei suoi più profondi pensieri.</p>
<p>Jacopo Romani</p>
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		<title>La musica, il cervello e noi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Neuroscienze]]></category>

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		<description><![CDATA[La musica, come la maggior parte delle persone sanno, è in grado di coinvolgere e produrre sensazioni in chi la ascolta. Basti pensare a quando si vuole addormentare un fanciullo: sicuramente una melodia adatta è la ninna nanna o, comunque, sonorità leggere e non certamente sonorità ritmiche veloci e troppo dure che produrrebbero un effetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La musica, come la maggior parte delle persone sanno, è in grado di coinvolgere e produrre sensazioni in chi la ascolta. Basti pensare a quando si vuole addormentare un fanciullo: sicuramente una melodia adatta è la ninna nanna o, comunque, sonorità leggere e non certamente sonorità ritmiche veloci e troppo dure che produrrebbero un effetto opposto, come agitazione o pianto. Un’altra caratteristica della musica è che essa è in grado di avere effetti sulla memoria e può rafforzare la capacità di espressione.</p>
<p>Come affermato nei precedenti articoli, il nostro cervello è un sofisticato sistema di apprendimento che riceve, attraverso i sensi, numerosi stimoli dal mondo esterno. Questi stimoli passano attraverso processi di integrazione di aree cerebrali specifiche, che correlano le emozioni ed i significati alle strutture cerebrali che producono le diverse sensazioni. Un esempio sono le sensazioni sonore. Qualcuno rimarrebbe un po’ incredulo di fronte all’ affermazione che nel mondo non ci sono suoni o rumori. Ebbene, basti pensare che parole, rumori, suoni prodotti da strumenti musicali e non, sono risposte cerebrali a determinate vibrazioni del mondo esterno. Dato che le vibrazioni esterne passano debolmente anche attraverso il corpo, anche il cervello delle persone non udenti riesce a percepire la musica seppur in maniera diversa, cosi come il bambino, ancora nella pancia materna, inizia ad apprendere come produrre dalle vibrazioni esterne la sensazione interiore del suono e riconoscerne il timbro, il tono e la frequenza. È pertanto comprensibile che l’esercizio musicale sviluppi aree di integrazione specifiche del cervello; quella relativa a udire per interpretare e cioè a distinguere i suoni come fenomeno cognitivo, l’altra relativa al sentire percettivo che si colloca soprattutto nella attivazione delle funzioni emotive.</p>
<p>E’utile perciò utilizzare questo strumento per migliorare capacità cognitive tenendo così allenata la capacità di integrazione sensoriale che, stimolata, è in grado di produrre un apprendimento migliore negli individui che si occupano di musica. Dal momento che il nostro cervello media in maniera differente i suoni provenienti dall’ esterno, ovvero le scale musicali vengono mediate dall’emisfero sinistro, mentre le melodie da quello destro, sarà necessario attuare strategie capaci di coinvolgere globalmente il nostro sistema cognitivo facendo attenzione ai risultati che le diverse metodologie stesse producono. Infatti dal momento che la musica è in grado di produrre sensazioni, non è detto che tutte le sensazioni siano positive. Infatti la musica, interagendo direttamente con le zone responsabili delle emozioni ed essendo queste meno regolabili e meno coscienti, è in grado di esasperare comportamenti quali aggressività o depressione. Ovviamente le musica è un ottimo strumento utilizzato a scopi terapeutici come descriveremo nei prossimi articoli.</p>
<p>di Jacopo Romani</p>
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		<title>I Tre Amigos  presentano  AMORE DOVE SEI?!?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[é ora adibita a  luogo di salute fisica e mentale poiché ospita la sede del Canoa Club Verona]]></category>
		<category><![CDATA[L' ex Dogana]]></category>
		<category><![CDATA[nel cuore di Verona]]></category>
		<category><![CDATA[offre uno scenario superbo per creare un percorso espositivo all' interno  di un contesto storico con un importanza  simbolica.  Nata nel 1746 come luogo di controllo delle merci e delle malattie]]></category>
		<category><![CDATA[promotore di eventi culturali.  Un varco tra le mura che offre una possibilità di scambio]]></category>
		<category><![CDATA[specialmente la peste]]></category>

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		<description><![CDATA[ c/o Canoa club quartiere Filippini (Verona) – Corte Dogana n°6

 Domenica 4 ottobre 2009, dalle ore 11,00  alle ore 23,00 
Ingresso libero

Evento d&#8217;arte contemporanea 
A cura di: Giulia Scapini, Stefania Cossu, Matteo Trojani 

&#8220;Verona è conosciuta come la città di Romeo e Giulietta. 
In questa splendida cittadina il tema predominante è l’amore&#8230; non a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 10px/normal Arial; text-align: center; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"> </span><strong><span style="font-size: medium;">c/o Canoa club</span></strong><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-size: medium;">quartiere Filippini (Verona) – Corte Dogana n°6</span></span></strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial; min-height: 11.0px;">
<p style="font: normal normal normal 10px/normal Arial; text-align: center; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"> </span><strong><span style="font-size: medium;">Domenica 4 ottobre 2009</span></strong><span style="font-size: medium;">, dalle ore 11,00  alle ore 23,00</span><span style="font: 12.0px Helvetica;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 10px/normal Arial; text-align: center; margin: 0px;"><strong><span style="font-size: medium;">Ingresso libero</span></strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial; min-height: 11.0px;">
<p style="font: normal normal normal 10px/normal Arial; text-align: center; margin: 0px;"><strong><span style="font-size: medium;">Evento d&#8217;arte contemporanea</span></strong><span style="font: 12.0px Helvetica;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;">A cura di: </span><strong><span style="font-size: medium;">Giulia Scapini, Stefania Cossu, Matteo Trojani</span></strong><span style="font: 12.0px Helvetica;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><em><span style="font-size: medium;">&#8220;Verona è conosciuta come la città di Romeo e Giulietta.</span></em><span style="font: 12.0px Helvetica;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><em><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">In questa splendida cittadina il tema predominante è l’amore&#8230; non a caso molti turisti scelgono di visitare </span><em><span style="font-size: medium;">questo magnifico scorcio di terra veneta proprio allo scopo di vivere una vacanza all’insegna del romanticismo.&#8221;</span></em></span></em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;evento nasce a Verona appositamente nella città dell&#8217;amore e rispecchia un sentimento comune a tutte le </span><span><span style="font-size: medium;">città del mondo: Amore dove sei?!?</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Amore dove sei ?!?&#8221; espone opere artistiche che fanno riflettere sui rapporti umani, sull&#8217;intolleranza e </span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">s</span><span style="font-size: medium;">ull&#8217;espressione di una società distratta, &#8220;fatta&#8221; di continue generalizzazioni e allarmanti restrizioni.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Una trentina di artisti presentano la loro opera per trasmettere il messaggio con </span><span style="font-size: medium;">installazioni artistiche, dipinti, sculture, opere grafiche, fotografie, videoart e performances.</span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">L&#8217; ex Dogana, nel cuore di Verona,  offre uno scenario superbo per creare un percorso espositivo all&#8217; interno </span><span><span style="font-size: medium;">di un contesto storico con un importanza  simbolica.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Nata nel 1746 come luogo di controllo delle merci e delle malattie, specialmente la peste, é ora adibita a </span><span><span style="font-size: medium;">luogo di salute fisica e mentale poiché ospita la sede del Canoa Club Verona, promotore di eventi culturali.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;">Un varco tra le mura che offre una possibilità di scambio.</span><span style="font: 12.0px Helvetica;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Tra un bicchiere di vino, un po&#8217; di musica e un po&#8217; di Adige trovano asilo le opere d&#8217;arte bisognose di cure e di </span><span><span style="font-size: medium;">attenzioni.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.0px Arial;"><span style="font-size: medium;">In caso di pioggia l&#8217; evento verrà rimandato a domenica 11 ottobre.</span><span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><a href="http://www.totemblueart.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/LOCANDINA-amoredovesei.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-216" title="LOCANDINA amoredovesei" src="http://www.totemblueart.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/LOCANDINA-amoredovesei-212x300.jpg" alt="LOCANDINA amoredovesei" width="212" height="300" /></a></span></span></div>
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		<title>Intervista a Laurina Paperina alla vigilia di Manifesta7</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/intervista-a-laurina-paperina.html</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 21:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[manifesta]]></category>
		<category><![CDATA[net1news]]></category>
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		<category><![CDATA[trento]]></category>

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		<description><![CDATA[-QUANDO HAI CAPITO CHE VOLEVI DIVENTARE UN&#8217;ARTISTA?
Probabilmente fin da piccola: ricordo che disegnavo in continuazione, inventavo strane storie e costruivo personaggi alquanto mostruosi; poi ho deciso di fare l’Istituto d’arte e questo mi ha aiutato tanto, soprattutto mi ha fatto pensare a un mio futuro nel campo artistico e di conseguenza mi sono inscritta all’accademia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>-QUANDO HAI CAPITO CHE VOLEVI DIVENTARE UN&#8217;ARTISTA?</strong></p>
<p><strong></strong>Probabilmente fin da piccola: ricordo che disegnavo in continuazione, inventavo strane storie e costruivo personaggi alquanto mostruosi; poi ho deciso di fare l’Istituto d’arte e questo mi ha aiutato tanto, soprattutto mi ha fatto pensare a un mio futuro nel campo artistico e di conseguenza mi sono inscritta all’accademia di belle arti: da quel momento ho capito che l’artista sarebbe stato quello che volevo fare da grande.</p>
<p><strong>-QUALE E&#8217; STATA LA PRIMA OPERA CHE HAI VISTP DAL VIVO?</strong></p>
<p><strong></strong>Non ricordo. Forse un dipinto impressionista, ma non ne sono sicura.</p>
<p><strong>-Cosa fai prima di iniziare una nuova opera?<br />
</strong> Non ho un vero e proprio metodo di lavoro.Di solito lavoro di notte, quindi prima mi guardo un film, ascolto musica, o navigo in rete: poi appena arriva l&#8217;idea giusta inizio a concretizzarla.</p>
<p><strong>-QUANTO SPESSO PENSI ALLA &#8220;PROSSIMA OPERA&#8221;?</strong></p>
<p>Ci penso sempre, in continuazione. Io ho un “Project Book”, nel quale scrivo e disegno tutto quello che mi viene in mente. E&#8217; importante per me progettare sempre perchè è un modo per andare avanti, per far evolvere il mio lavoro. Non importa se sono in treno, all&#8217;estero o alla sagra di paese, le idee mi vengono all&#8217;improvviso, indipendentemente dal luogo in cui mi trovo.</p>
<p><strong>- C&#8217;è UN TUO LAVORO CHE PREFERISCI O SONO TUTTI UGUALI?</strong></p>
<p>Certamente ho i miei preferiti, quelli che sento di più, quelli che penso riusciti più di altri. Ad esempio sono orgogliosa del lavoro che avevo presentato alla mostra Departures alla Galleria Civica di arte contemporanea di Trento, un&#8217;installazione composta da 909 disegni. Ora sto lavorando in parallelo a due lavori intitolati “How To Kill The Artists” (nel quale uccido gli artisti famosi attraverso le loro opere) e “Braindead” (dove analizzo i cervelli delle celebrità, come ad esempio il Papa, Spiderman, Homer Simpson, Britney Spears, Bush, Bin Laden, Michael Jackson, Paris Hilton, i Puffi e moltissimi altri).</p>
<p><strong>-QUANDO FINISCI UN&#8217;OPERA IMPORTANTE COSA FAI?</strong></p>
<p>Dipende dall&#8217;opera. Ho momenti che lavoro 20 ore al giorno, altri in cui cerco di “staccare la spina” e quindi mi rilasso e faccio tutt&#8217;altro per giorni.</p>
<p>Le opere che mi impegnano di più sono le installazioni e le video-animazioni: in media, per finire un mio cartoon, impiego un mese perchè è formato da centinaia di disegni e la realizzazione non è proprio semplice.</p>
<p><strong>-TI CAPITA DI CONFRONTARTI CON IL LAVORO DEGLI ALTRI?</strong></p>
<p>Il confronto con le opere altrui è sempre importante, perchè è indispensabile per un artista sapere come l&#8217;arte si stia trasformando gradualmente. Io seguo e ammiro tantissimi artisti, cerco di essere sempre aggiornata sulle cose che fanno.</p>
<p><strong>-C&#8217;E&#8217; UN&#8217;OPERA D&#8217;ARTE CHE TI HA ISPIRATO, A TAL PUNTO,DA DOVER RIMPIANGERE DI NON AVERLA REALIZZATA TU?</strong></p>
<p>Tantissime! Troppe da dover citare! Faccio prima a elencare gli artisti che ammiro: Barry McGee, Ed Templeton, David Shrigley, David Lynch, Yoshimoto Nara, Maurizio Cattelan, Banksy, Takashi Murakami, Os Gemeos, Keith Haring e moltissimi altri&#8230;</p>
<p><strong>-FINALMENTE ARRIVA MANIFESTA7!</strong></p>
<p>La scelta di ospitare Manifesta nella nostra regione, a molti potrebbe sembrare una scelta ardita ma sicuramente il Trentino ha molti punti a suo favore, in primis la posizione geografica favorevole: la sua vicinanza al confine con Austria, Svizzera e Germania, accorcia le distanze tra Europa e Italia aprendo quindi la manifestazione ad un pubblico intenazionale.</p>
<p>In questo momento il Trentino è un terreno artisticamente fertile e penso che questa biennale europea di arte contemporanea sia in grado di portare un flusso di nuove idee e progetti, un&#8217;ulteriore beneficio ad una situazione già avviata nella diffusione dell&#8217;arte contemporanea; anche gli eventi e le mostre collaterali a Manifesta avranno sicuramente l&#8217;opportunità di essere visti da un vasto pubblico e di conseguenza essere un buon trampolino di lancio per i giovani artisti della regione, che stanno tentando di emergere.</p>
<p>-A volte si sente dire: &#8220;ero capace anch&#8217;io&#8221;!</p>
<p>Quante volte ho sentito dire questa frase&#8230;</p>
<p>Ma è il bello dell&#8217;arte, purtroppo non tutti la possono comprendere, conosecere. Quindi non mi sorprendo più sentendo frasi del genere. Io penso che tutti possono imparare le tecniche artistiche e quindi essere pittori. Ma essere artista è un&#8217;altra cosa, purtoppo non lo si può diventare da un giorno all&#8217;altro.</p>
<p><strong>-L&#8217;ARTE E&#8217; IN CONTINUA EVOLUZIONE!</strong></p>
<p>Molto spesso sento dire che ormai in Arte è già stato fatto tutto. Ma io sono contraria a questa affermazione. L&#8217;Arte è lo specchio del nostro tempo, quindi come il mondo è in continua evoluzione anche l&#8217;arte fa lo stesso.<br />
Lo stesso faccio io, il mio lavoro è una mia personale visione/riflessione sul nostro tempo e sulle cose che ho vissuto e vivo tutt&#8217;ora.</p>
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		<title>Effetto Mozart</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/effetto-mozart.html</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 17:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[net1news]]></category>

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		<description><![CDATA[In uno dei precedenti numeri ho esposto l’analisi della persona di Mozart come eterno bambino.
Per quanto riguarda il Mozart compositore, secondo recenti scoperte neuroscientifiche condotte presso l’Universtity of California, si è riscontrato come l’ascolto della Sonata K448 per due pianoforti sia in grado di migliorare le prestazioni spazio-temporali di ben 9 punti nella valutazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In uno dei precedenti numeri ho esposto l’analisi della persona di Mozart come eterno bambino.</p>
<p>Per quanto riguarda il Mozart compositore, secondo recenti scoperte neuroscientifiche condotte presso l’Universtity of California, si è riscontrato come l’ascolto della Sonata K448 per due pianoforti sia in grado di migliorare le prestazioni spazio-temporali di ben 9 punti nella valutazione del personale Quoziente di Intelligenza (QI). Anche se tale effetto viene esercitato sul nostro cervello solo per 10-15 minuti, l’influenza di alcune partiture dell’Autore viene comunemente definita come effetto Mozart.</p>
<p>Le capacità spazio-temporali permettono di manipolare immagini mentali ridimensionali, utili nella matematica, ingegneria, architettura,scienze, arti e nella vita quotidiana (basti pensare a quando ci troviamo in un luogo poco conosciuto e dobbiamo crearci una mappa mentale anche solamente del parcheggio per poter ritrovare la nostra auto!).</p>
<p>Questo originale studio, pubblicato nella rivista Nature, ha prodotto un notevole impatto sia in ambito educativo che commerciale, ma non ha tenuto presente che tale effetto non si sarebbe esaurito tanto nell’avvicinare Mozart alle orecchie di bambini inconsapevoli, quanto nello stimolare uno studio più approfondito del rapporto fra musica mozartiana e cervello.</p>
<p>Per esempio, un ulteriore ricerca dimostra che la Sonata K488 aumenta la velocità ed abilità di navigazione nei ratti all’interno di un percorso labirintico; diminuisce sensibilmente il numero di attacchi epilettici.</p>
<p>Ma quali cono gli elementi musicali presenti che rendono la Sonata così speciale?</p>
<p>Da una prospettiva musicologia si ritiene che questa partitura rappresenti una delle più mature e profonde opere del Maestro salisburghese, mentre, in ottica neuroscientifica, John Hughes, neurologo, sostiene che nella musica di Mozart si rinviene una lunga-durevole periodicità mentale.</p>
<p>In altre parole, le composizioni del Nostro sono caratterizzate da una linea melodica che si ripete quasi continuamente con continue variazioni nella disposizione e ripetizione di note, che però permettono all’ascoltatore di non perdere mai la memoria del tema musicale[2]. Si tratta in sostanza di una melodia continuamente ripetuta e variata, grazie alla quale le aspettative melodiche ed armoniche vengono soddisfatte. Secondo Hughes questa è la chiave interpretativa per comprendere il perché la musica mozartiana influisce così profondamente sui processi cognitivi del cervello, il quale funziona esattamente nello stesso modo: ripete la costruzione di informazioni precedenti e le varia per adattarle alle nuove situazioni. Nel caso della presente Sonata, la K448, questo livello di periodicità e ripetizione, seppure nella variazione, è particolarmente evidente. Un’altra caratteristica evidenziata e presente nelle composizioni di Mozart e Bach è la presenza, con un certo grado di ripetizione, delle note sol3 (196Hz), do5 (523 Hz) e si5 (987 Hz) più insistita rispetto ad altre.</p>
<p>La valutazione di questo effetto e della sua influenza dipende anche dal tipo di performance cognitiva richiesta, dunque dalla scelta delle prove. Non si riscontra invece un effettivo miglioramento di capacità intellettive generali. L’effetto Mozart è particolarmente verificabile in pazienti epilettici. Inoltre, la presenza di queste influenze cognitive esercitate dalla musica su alcune capacità cerebrali non è attribuibile esclusivamente alla musica di Mozart, quanto ad alcune strutture musicali caratteristiche che attualmente non sono ancora state precisamente definite.</p>
<p>Jacopo Giovanni Romani</p>
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