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	<title>Totemblueart &#187; Letteratura</title>
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	<description>Rivista di arte e cultura Trentino</description>
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		<title>La Musica Nel Silenzio. Il nuovo libro di Marco Olivotto</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:32:28 +0000</pubDate>
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di Donato ZOPPO
Vincitore del Totem per la musica 2009, l’ingegnere del suono di Rovereto esordisce come scrittore. La letteratura rock degli ultimi anni sta scoprendo due direttrici. Da una parte, la valorizzazione di aspetti nascosti, dei “dietro le quinte” relativi alla registrazione di un disco, al making of, a figure professionali come ingegneri e tecnici [...]]]></description>
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<p style="margin-top: 0.21cm; font-style: normal; text-decoration: none;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>di Donato ZOPPO</strong></span></span></span></p>
<p>Vincitore del Totem per la musica 2009, l’ingegnere del suono di Rovereto esordisce come scrittore. La letteratura rock degli ultimi anni sta scoprendo due direttrici. Da una parte, la valorizzazione di aspetti nascosti, dei “dietro le quinte” relativi alla registrazione di un disco, al making of, a figure professionali come ingegneri e tecnici del suono, “topi di studio” che consentono la buona riuscita di un disco. Pensiamo ad un Teo Macero per il Miles Davis elettrico, ad un Eddie Offord per gli Yes, ad un Valter Patergnani per il Battisti dei primi album. Dall’altra parte, dei diari di viaggio nella scoperta di quel mondo magico che è la musica: suonata, ascoltata, ideata o vissuta come colonna sonora di una vita. Mi viene in mente, come esempio più recente, Do You Believe In Magic? del giornalista Paolo Vites, o per tornare più indietro ad un paio di recenti classici stranieri, La banda dei brocchi di Jonathan Coe e Alta fedeltà di Nick Hornby. La musica nel silenzio è proprio al crocevia tra le due strade: è sì una toccante autobiografia scritta da uno degli ingegneri del suono più attivi d’Italia (quindi racconta anni di registrazione e di evoluzione delle tecniche di studio), ma è anche un romanzo di formazione, una lunga vicenda esistenziale narrata a suon di musica, di sogni e di realizzazioni, di lavoro e di speranze. Marco Olivotto, nato a Rovereto e residente a Nogaredo, arriva al suo esordio con l’editore Osiride: il testo è il risultato di un lungo percorso di scrittura, andato parallelamente al crescere dell’attività di musicista e titolare di uno studio di registrazione (gli ormai mitici Sonica Studios, oggi LoL Productions), e conclusosi con la nascita del figlio Simone nel 2008. Il testo è stato presentato in anteprima lo scorso 12 luglio 2009 a Brentonico, in occasione del consueto Totem per l’arte: quello per la musica è stato proprio consegnato ad Olivotto, per la sua lunga e prestigiosa attività. Un gruppo di beta-readers selezionati (tra i quali figurano giornalisti, musicisti e amici) ha potuto leggere in anteprima il testo: La musica nel silenzio nasce dunque da una sorta di “cordata d’affetto” e di sostegno. Se negli studi di Marco sono passati nomi come Stefano Bollani, David Jackson, Le Mystere Des Voix Bulgares e tanti altri, nelle pagine del libro scorrono figure familiari e amicali che hanno contribuito alla crescita e alla maturazione dell’autore, ma anche nomi importanti come il giornalista Armando Gallo e il produttore Gerry Bron. Marco mette a nudo la sua vita, in costante equilibrio tra la razionalità &#8211; fortificata con una laurea in fisica &#8211; e l’istinto, con l’amore viscerale per Bob Dylan e Peter Hammill (con il quale stringerà un proficuo rapporto). Ma è anche un romanzo di ricordi, di aneddoti, di rivelazioni e di scavo fino al nucleo più profondo del suono. Negli ultimi anni Marco ha aperto una casa discografica, la Labour Of Love, un lavoro d’amore: ed è proprio questo il fil rouge della sua vita e della sua attività, un amore per “le cose che devono essere fatte”. Come questo libro, che conquisterà i lettori.</p>
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		<title>Per dire dei DiCo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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di Roberta MAGGI
Il documentario è un genere cinematografico più audace di ciò che si possa credere perché la materia sulla quale l’occasione filmica si esercita è qualcosa di preesistente e ha già un senso nel mondo reale. L’occhio della macchina da presa deve posarsi sull’occasione filmica evitando di alterarne l’autenticità, aprendo semmai quel senso verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Roberta MAGGI</p>
<p>Il documentario è un genere cinematografico più audace di ciò che si possa credere perché la materia sulla quale l’occasione filmica si esercita è qualcosa di preesistente e ha già un senso nel mondo reale. L’occhio della macchina da presa deve posarsi sull’occasione filmica evitando di alterarne l’autenticità, aprendo semmai quel senso verso una conoscenza più ampia e articolata che provoca nel pubblico interesse e acquisizione di conoscenza.</p>
<p>Si costruisce spesso su una concatenazione di riferimenti, documenti, appunti, prelevati da fonti di informazione accreditati dalla quotidianità, servizi televisivi, carta stampata, telegiornali, in modo da proporre per lo meno inizialmente “l’argomento” senza nuovi filtri ma con un approccio molto diretto al tema. La “fresca” opera di Gustav Hoefer e Luca Ragazzi, giudicata degna dell’ultimo nastro d’argento a Taormina, arrivata molto prima all’attenzione e al successo nei festival cinematografici internazionali, è “Improvvisamente l’inverno scorso” e ha il merito di diventare una testimonianza autentica di quella stagione del 2007 in cui il Governo Prodi tentò senza successo un progetto di legge sui DiCo, versione edulcorata dei Pacs francesi, che avrebbe dovuto garantire una legislazione adeguata a riconoscere e tutelare le coppie di fatto.</p>
<p>L’equilibrio su cui si regge la storia privata dei due autori (conviventi da un decennio), che vivono sulla loro pelle la speranza e la delusione per questa pagina emblematica della storia civile nazionale, e la grande Storia fatta dai politici e dal popolo a cui danno voce, con il rispetto ma anche il coraggio dei reporter professionisti, fa di questo documentario un eccellente ritratto di quella Italia che tanti sognano laica e “illuminata” ma che più spesso si rivela bigotta e omofobica.</p>
<p>Privo di quell’effetto-montaggio convulso tanto caro ai documentaristi odierni “Improvvisamente l’inverno scorso” si fregia dell’assenza di ogni forma di patetismo e anzi sfrutta la brillante ironia degli autori, fatta di autentica tolleranza e intelligenza, per tradursi in una pellicola gradevole e “pedagogica”, divertente e seria allo stesso tempo, senza concedere niente all’immaginazione che falsifica o porta a una qualsivoglia deriva interpretativa (ma che immagine dolce-amara e altamente simbolica potrebbe essere il matrimonio al discount del finale!).</p>
<p>Questo è un documentario vero, fatto di interviste ai “grandi” e alla gente comune, di resoconti su manifestazioni pubbliche di rilievo nazionale e internazionale e reazioni private, girato per regalarci un’indagine credibile su che tipo di percorso, “a ostacoli” è già un eufemismo, siano costrette nel nostro paese le proposte di legge in tema di diritti civili e libertà individuali.</p>
<p>Mankievicz nel 1959 girò “Suddenly, last summer”,trasposizione cinematografica dell’omonimo atto unico di Tennesse Williams. Film che pur prescindendo da una precipua tematica omosessuale è esemplare per comprendere come questa fosse un tabù nella Hollywood degli anni Cinquanta, proibita espressamente dal rigido Codice Hays che non ammetteva deroghe: per citare un esempio, dalla sceneggiatura fu espunto ogni diretto riferimento proprio all’omosessualità. Mezzo secolo dopo qualcosa è cambiato. Non abbastanza.</p>
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