﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Totemblueart &#187; Psicologia e neuroscienze</title>
	<atom:link href="http://www.totemblueart.it/wordpress/category/lett/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.totemblueart.it</link>
	<description>Rivista di arte e cultura Trentino</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Jul 2010 13:28:03 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La cefalea riduce la massa cerebrale</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-cefalea-riduce-la-massa-cerebrale.html</link>
		<comments>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-cefalea-riduce-la-massa-cerebrale.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 19:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia e neuroscienze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.totemblueart.it/?p=758</guid>
		<description><![CDATA[




Più stress, meno neuroni. Gli scienziati dell&#8217;Istituto neurologico Carlo Besta di Milano hanno dimostrato che il mal di testa &#8216;restringe il cervello: provoca cioè una riduzione della massa cerebrale, che però riacquista le sue dimensioni seguendo una terapia corretta. L&#8217;elasticità mental degli emicranici è stata descritta dai ricercatori guidati da Gennaro Bussone, responsabile del Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- AdSense Now! V1.90 -->
<!-- Post[count: 2] -->
<div class="adsense adsense-leadin" style="text-align:center;margin: 12px;"><script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-6727530598469266";
/* 468x60, creato 10/06/10 */
google_ad_slot = "4291515100";
google_ad_width = 468;
google_ad_height = 60;
//-->
</script>
<script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script></div><p>Più stress, meno neuroni. Gli scienziati dell&#8217;Istituto neurologico Carlo Besta di Milano hanno dimostrato che il mal di testa &#8216;restringe il cervello: provoca cioè una riduzione della massa cerebrale, che però riacquista le sue dimensioni seguendo una terapia corretta. L&#8217;elasticità mental degli emicranici è stata descritta dai ricercatori guidati da Gennaro Bussone, responsabile del Centro cefalee dell&#8217;Irccs lombardo e presidente dell&#8217;Anircef (Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee), durante il IV Congresso Anircef in corso a Genova. Lo studio, spiegano gli esperti »indica che il cervello non è così statico come si pensava, ma in situazioni di grave stress come quello indotto da un continuo dolore può strutturalmente e metabolicamente adattarsi per rispondere meglio alla nuova situazione«. Bussone e colleghi &#8211; riporta una nota &#8211; hanno osservato che, nelle aree cerebrali deputate al controllo del dolore, in chi soffre di mal di testa si verifica una rarefazione della sostanza grigia e di quella bianca (neuroni e strutture gliali di supporto), con un contemporaneo aumento compensatorio della densità delle aree del tronco encefalico. Il fenomeno è stato fotografato con tecniche di risonanza volumetrica di ultima generazione (morfometria voxel), esaminando pazienti colpiti da emicrania e da cefalea tensiva, la comune sensazione di &#8216;morsa alla testà. Gli studiosi hanno così verificato che gli emicranici perdono neuroni nella cosiddetta area sopratentoriale, mentre nei pazienti con cefalea tensiva i neuroni diminuiscono a livello dei circuiti corticali implicati nel controllo del dolore. Ciò suggerisce che la perdita è direttamente legata a un&#8217;alterazione dovuta alla stimolazione dolorosa cronica (sensitizzazione centrale). Anche se, precisano gli specialisti, una certa perdita di neuroni si osserva anche in caso di cefalea episodica. In ogni caso, il &#8216;dimagrimentò cerebrale non è per sempre. »Non si tratta di una perdita definitiva«, tranquillizzando gli specialisti: »Le alterazioni spariscono dopo un cosiddetto trattamento di detossificazione, come quello che viene normalmente effettuato con un breve ricovero nei casi di cefalea cronica conseguente ad abuso di farmaci«. </p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.totemblueart.it%2Fwordpress%2Fla-cefalea-riduce-la-massa-cerebrale.html&amp;linkname=La%20cefalea%20riduce%20la%20massa%20cerebrale"><img src="http://www.totemblueart.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-cefalea-riduce-la-massa-cerebrale.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non ti riconosco più.</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/non-ti-riconosco-piu.html</link>
		<comments>http://www.totemblueart.it/wordpress/non-ti-riconosco-piu.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 17:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia e neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Che cosa sappiamo della mente]]></category>
		<category><![CDATA[llusione del sosia o del doppio]]></category>
		<category><![CDATA[L’invasione degli ultra corpi]]></category>
		<category><![CDATA[L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[net1news]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Oliver Sacks]]></category>
		<category><![CDATA[prosopoagnosia]]></category>
		<category><![CDATA[riconoscimento persone]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di capgras]]></category>
		<category><![CDATA[Vilayanur Ramachandran]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.totemblueart.it/wordpress/?p=62</guid>
		<description><![CDATA[




NON TI RICONOSCO PIU’!
Quante volte ci è capitato di usare questa espressione quando un famigliare, un conoscente od un amico si comporta come non è solito fare?
Ma cosa succederebbe se davvero un giorno ci svegliassimo e non riconoscessimo più i nostri cari o le persone con le quali abbiamo avuto a che fare fino la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NON TI RICONOSCO PIU’!</strong></p>
<p>Quante volte ci è capitato di usare questa espressione quando un famigliare, un conoscente od un amico si comporta come non è solito fare?</p>
<p>Ma cosa succederebbe se davvero un giorno ci svegliassimo e non riconoscessimo più i nostri cari o le persone con le quali abbiamo avuto a che fare fino la sera prima?</p>
<p>Non sto parlando della famosa prosopoagnosia, della quale parlerò in altro momento, per la quale, a causa di uno specifico deficit dovuto a una lesione, di solito bilaterale, alla corteccia che si colloca al confine fra il lobo occipitale e quello temporale, porta a non riconoscere più i volti delle persone.</p>
<p>Nel film cult “L’invasione degli ultra corpi”, recentemente riproposto nella versione cinematografica più moderna con “Invasion”, i personaggi non riconoscevano più i loro famigliari o amici, ma erano assuefatti dall’idea che fossero stati sostituiti con replicanti. Al di là del plot narrativo, questi film descrivono perfettamente quella che viene chiamata Sindrome di Capgras.</p>
<p>Detta anche <em>illusione del sosia o del doppio</em>, fu descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese Capgras da cui ha preso il nome e si tratta di un disturbo piuttosto raro costituito da una forma di delirio-paranoia che porta chi ne è affetto a credere che i propri cari e tutte le persone che conoscono, pur avendo il medesimo aspetto fisico e gli stessi comportamenti, siano in realtà dei sostituti impostori.</p>
<p>Numerosi autori descrivono casi di persone con questo disturbo: l’illustre neuroscienziato Ramachandram, nel libro “Cosa sappiamo della mente” racconta di un paziente che dopo essersi risvegliato dopo un incidente, alla vista della moglie si rivolge sorpreso al medico sostenendo che la donna somiglia tremendamente alla moglie, ma non lo era e sicuramente si trattava di una donna che per secondi fini si spacciava per lei.</p>
<p>Questo esempio, illustra questo disturbo alla luce di un danneggiamento cerebrale causato da incidente. Tuttavia si trovano casi in cui non vi è storia di danno cerebrale, né di altro deficti cognitivo nel paziente.</p>
<p>Secondo ricerche recenti sembrerebbe che il disturbo sia da attribuire ad una interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la definizione emozionale del riconoscimento (l’amigdala). In parole povere, i pazienti con Sindrome di Capgras, riconoscono il volto della persona, ma il cervello non riesce ad attribuirne un significato emozionale e di conseguenza vedono spezzato il senso di familiarità; ciò porta alla convinzione che le persone che hanno di fronte siano in realtà degli estranei.</p>
<p>Una variante della sindrome, ancor più rara, è la Sindrome di Cotard, che porta il paziente a credere di essere morto al punto di percepire persino l’odore della propria carne. In questo caso, anziché essere interrotta la connessione fra il centro delle emozioni e l’area deputata al riconoscimento dei volti, sono interrotti con tale centro tutti i collegamenti con gli altri sistemi sensoriali. In questo modo, niente ha più significato emotivo, al punto che l’unico modo per spiegare questa totale mancanza di emozioni rimane quello di credere di essere morto e in nessun modo è possibile convincerlo del contrario poiché la sfera emozionale (ossia lo stato di assenza di emozioni) domina completamente la sua ragione (Vilayanur Ramachandran).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Curiosità</strong>:</p>
<p>nella tradizione del teatro latino, Sosia è il servo di Anfitrione; il dio Mercurio, complice delle scappatelle amorose di Giove, assume le sembianze di Sosia per convincere la moglie di Anfitrione ad accogliere nel suo letto Giove (che a sua volta ha assunto le sembianze del marito). All&#8217;arrivo del vero Sosia, il dio Mercurio, che sorveglia la casa, aggredisce e scaccia il servo di Anfitrione sostenendo di essere lui il vero Sosia.</p>
<p>Jacopo Giovanni Romani</p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>Vilayanur Ramachandran, <em>Che cosa sappiamo della mente</em>, Mondadori, Milano</p>
<p>Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.totemblueart.it%2Fwordpress%2Fnon-ti-riconosco-piu.html&amp;linkname=Non%20ti%20riconosco%20pi%C3%B9."><img src="http://www.totemblueart.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.totemblueart.it/wordpress/non-ti-riconosco-piu.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La sindrome di Stendhal</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-sindrome-di-stendhal.html</link>
		<comments>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-sindrome-di-stendhal.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 17:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[net1news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.totemblueart.it/wordpress/?p=54</guid>
		<description><![CDATA[Ciò che accade nel nostro cervello quando ci si trova di fronte ad un opera d’arte è stato già discusso nei numeri precedenti.
E’ possibile però che oltre ad effetti positivi, la visione di un opera d’arte sia in grado di provocare un malessere psicofisiologico?
La risposta è si ed è racchiusa nella cosiddetta Sindrome di Stendhal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che accade nel nostro cervello quando ci si trova di fronte ad un opera d’arte è stato già discusso nei numeri precedenti.</p>
<p>E’ possibile però che oltre ad effetti positivi, la visione di un opera d’arte sia in grado di provocare un malessere psicofisiologico?</p>
<p>La risposta è si ed è racchiusa nella cosiddetta Sindrome di Stendhal o Sindrome di Firenze, per il fatto che è questa la città dove nell’ospedale di Santa Maria Nuova si riscontrano almeno un caso al mese di ricovero di pazienti colpiti da improvvisi disturbi psichici.</p>
<p>Con “Sindrome di Stendhal” si fa riferimento a una serie di esperienze critiche, di episodi di scompenso psichico acuti, improvvisi e di breve durata, tutti di carattere benigno, ovvero privi di conseguenze e tutti correlati con l’elemento del viaggio in luoghi d’arte.</p>
<p>Si manifesta con tre differenti tipologie di disturbo.</p>
<p>La prima è quella identificabile con crisi di panico e ansia somatizzata, dove i soggetti accusano improvvisamente palpitazioni, difficoltà respiratorie, malessere al torace, la sensazione di essere sul punto di svenire e conseguentemente lo sviluppo di un vago senso di irrealtà. Tali condizioni portano ad avvertire un improvviso bisogno “di casa”, di tornare nella propria terra, di parlare la propria lingua.</p>
<p>Le altre due tipologie sono invece più serie. Una riguarda prevalentemente i disturbi dell’affettività, e si manifesta con stati di depressione come crisi di pianto, immotivati sensi di colpa, senso di angoscia o all’opposto con stati di sovraeccitazione; l’altra riguarda i disturbi del pensiero, con alterata percezione di suoni e colori e senso persecutorio dell’ambiente circostante.</p>
<p>Non esistono opere o autori particolari che suscitino le reazioni descritte. Questo è un concetto molto importante: non sono le opere in sé, ma piuttosto alcune peculiarità proprie del singolo oggetto estetico che in particolari circostanze scatenano nel fruitore, a seconda anche della sua storia personale, una sostanziale difficoltà di contenimento delle emozioni e dunque una condizione di disagio.</p>
<p>Il fattore scatenante la crisi si ha spesso durante la visita ad un museo della città, dove il visitatore è colpito dal senso profondo di una o più opere, la relazione di queste con i loro creatori che trascende le immagini ed i soggetti.</p>
<p>Queste manifestazioni di “malessere” spesso hanno una manifestazione che porta ad assumere un comportamento di isteria nei confronti dell’opera che può sfociare in tentativi di sfregio o distruzione dell’opera.</p>
<p>Ecco quindi un esempio di effetto negativo che le opere d’arte possono trasmettere; effetto negativo che però nasce dalla grandezza artistica dell’opera in grado di trasmettere emozioni talmente grandi che non riescono ad essere contenute dall’osservatore che si sente così piccolo di fronte alla potenza artistica.</p>
<p>Jacopo Giovanni Romani</p>
<p>Per approfondimenti:</p>
<p>Film : “La Sindrome di Stendhal” di Dario Argento, 1996</p>
<p>Libri: “La Sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte” di Magherini Graziella,  Ponte alle Grazie Editore 2003, 219 pp.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.totemblueart.it%2Fwordpress%2Fla-sindrome-di-stendhal.html&amp;linkname=La%20sindrome%20di%20Stendhal"><img src="http://www.totemblueart.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.totemblueart.it/wordpress/la-sindrome-di-stendhal.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arte e malattia mentale</title>
		<link>http://www.totemblueart.it/wordpress/46.html</link>
		<comments>http://www.totemblueart.it/wordpress/46.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 17:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[net1news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.totemblueart.it/wordpress/46.html</guid>
		<description><![CDATA[L’artista nel produrre un’opera si basa sulle proprie conoscenze circa lo stato delle cose. Non necessariamente però ciò avviene. Infatti oltre che utilizzare le proprie conoscenze e stimoli percettivi provenienti dall’esterno, l’artista utilizza prodotti della propria elaborazione di questi, prodotti creati, manipolati e adattati dalla propria mente. Questo processo, nell’arte, può portare alla creazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">L’artista nel produrre un’opera si basa sulle proprie conoscenze circa lo stato delle cose. Non necessariamente però ciò avviene. Infatti oltre che utilizzare le proprie conoscenze e stimoli percettivi provenienti dall’esterno, l’artista utilizza prodotti della propria elaborazione di questi, prodotti creati, manipolati e adattati dalla propria mente. Questo processo, nell’arte, può portare alla creazione di nuove realtà che potranno anche non dipendere dalle informazioni sensoriali provenienti dal mondo. Questo è possibile perché il nostro cervello non ha necessariamente bisogno di un continuo flusso di informazioni provenienti dai sensi. Basti pensare ai sogni, ai ricordi, che si manifestano in immagini mentali o rappresentazioni create dalla nostra mente. L’arte, perciò, amplifica la realtà, la distorce, la annulla attraverso l’eccitamento del sistema nervoso dell’artista che al momento della creazione trasforma il tutto in movimenti delle mani attraverso i quali crea la propria rappresentazione con lo scopo di ricreare nell’osservatore le stesse emozioni che hanno indotto e accompagnato l’artista nella composizione. Un’opera d’arte non ha soltanto la caratteristica di suscitare emozioni provocate dai principi del funzionamento della percezione visiva, ma si riferisce anche all’emozione che l’ha prodotta. Quindi un’ opera d’arte nasce dalla combinazione di ciò che l’artista percepisce dal mondo esterno e dall’interpretazione che egli dà agli stimoli percepiti. Detto questo è possibile chiedersi che cosa succede se entrambi questi due fattori vengono alterati da cause patologiche.  Come in ogni essere umano, gli effetti di patologie mentali alterano l’elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno così come le capacità percettive ed emotive prodotte da tale elaborazione; da ciò si può dedurre come questi problemi possono influire in un artista, sulla sua espressione pittorica, fino a testimoniare come il suo vissuto  entri a far parte integrante della sua opera. In molte opere appaiono rappresentazioni prodotte da stati mentali alterati e patologie che sono identificabili sia nell’opera e sia nella descrizione che l’autore ne fa.   Ogni artista quindi dipinge in base alla patologia che lo affligge. Edvard Munch, per esempio, che si riteneva fosse affetto da schizofrenia, nel suo <em>Il grido</em> sembra voler svelare la sua angoscia di origine patologica.  Il contenuto dell’opera raffigura un uomo che si rifiuta di sentire il suo stesso urlo di dolore: il particolare clima culturale e politico favorisce il rifiuto di essere messi di fronte alle proprie angosce esistenziali, tanto che nel 1982 la mostra delle opere di Munch a Berlino venne chiusa dalle autorità per lo scalpore suscitato. I contorni dissolti, le forme indefinite, i colori irreali, contrastanti, sono il mezzo attraverso il quale Munch perviene ad una personalissima interpretazione dell’angoscia esistenziale dell’uomo e, rendendola visibile, la diffonde nell’animo di chi la contempla. Riguardando la propria opera compiuta Munch affermò: ”<em>Solo un folle poteva dipingerlo</em>”.</p>
<p style="text-align: left;">Un ulteriore esempio è offerto dal pittore considerato oggi <em>il pittore malato</em>, vale a dire Van Gogh, la cui malattia, che si manifestò prima dei trent’anni, è stata oggetto di numerose ricostruzioni e interpretazioni diagnostiche fondate sulle lettere che egli scrisse al fratello. Lo stesso Michelangelo, affetto da una depressione di origine psichica, nel dipingere il volto di San Bartolomeo mentre mostra al Giudice il coltello, riportò nelle pieghe della pelle del martirio un dolorante autoritratto. Numerosi altri pittori sono stati soggetti a gravi alterazioni psichiche quali schizofrenia o sindrome maniaco-depressiva e tutti hanno lasciato un indelebile segno attraverso le proprie opere che, oltre ad avere uno straordinario valore artistico, valgono anche come  strumenti diagnostici utili per penetrare nella vita del pittore, nella sua mente e nei suoi più profondi pensieri.</p>
<p style="text-align: left;">
<p align="center">Jacopo Romani</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.totemblueart.it%2Fwordpress%2F46.html&amp;linkname=Arte%20e%20malattia%20mentale"><img src="http://www.totemblueart.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.totemblueart.it/wordpress/46.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
