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IN CARCERE SI VA PER MORIRE ?

gen 17th, 2010 | By totemblueart | Category: Attualità, Top articolo

Non occorre fare tanti discorsi per accorgersi della gravità del problema, della tragedia che si è prolungata in questi anni e in questi mesi nelle carceri italiane:

dal 2000 al 2009 (dati aggiornati al 19 novembre) sono morti più di 1500 detenuti (per l’esattezza 1540), dei quali più di un terzo per suicidio. Solo nel 2009 si sono registrati 65 suicidi, tra essi quello di Stefano Frapporti a Rovereto. Su 157 di quest’anno ben 17 sono morti per cause ancora da accertare.

Il panorama è raccapricciante e non basta, per cercare di capire, ricorrere agli argomenti, pur fondati, del sovraffollamento e della mancata copertura dell’organico del personale di sorveglianza.

C’è qualcosa di più e di peggio, che ha a che fare con la sospensione della dignità e del rispetto delle persone, della persona, di ogni persona. Si ha la fondata impressione che alcuni cittadini, e non occorre qui declinarne le caratteristiche, siano ritenuti a rischio protezione. La loro salute e la loro incolumità è una variabile, tra tante

Giuseppe Anzani sul giornale Avvenire scrive in prima pagina a proposito della sconvolgente fine di Stefano Cucchi: “Se la morte di Stefano è una disperazione traboccata, essa grida una invocazione rifiutata, è la desolazione interiore arresa al silenzio crudele di chi esclude. E’ il silenzio che uccide, noi non taceremo.”

E certo, mutatis mutandis, perché non leggere anche nella morte di Stefano Frapporti sia un’invocazione rifiutata che una desolazione interiore ? E’ giusto anche in questo caso non tacere, pretendere la verità, la trasparenza assoluta, fatta salva in ogni caso la considerazione che “non si può morire così”.

Mario COSSALI

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