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	<title>Totemblueart &#187; federico lanaro</title>
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	<description>Rivista di arte e cultura Trentino</description>
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		<title>Nuovi dinamismi flessibili</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>totemblueart</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[federico lanaro]]></category>

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Essere individuato o individuabile in un gruppo è la cosa che più m’infastidisce, anche quando succede involontariamente, o peggio quando proprio non posso farne a meno. Essere menzionato tra “i giovani artisti di…”, o identificato in gruppi d’appartenenza territoriali, sociali o lavorativi è deprimente. Sono sciocchezze, lo so, ma diventano man mano dei ronzii insopportabili.
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</script></div><p>Essere individuato o individuabile in un gruppo è la cosa che più m’infastidisce, anche quando succede involontariamente, o peggio quando proprio non posso farne a meno. Essere menzionato tra “i giovani artisti di…”, o identificato in gruppi d’appartenenza territoriali, sociali o lavorativi è deprimente. Sono sciocchezze, lo so, ma diventano man mano dei ronzii insopportabili.</p>
<p>Non è difficile identificare le persone come oggetti, nelle geometrie degli spostamenti, nelle scelte comuni, nei consumi di massa, predati da organizzati ed efficaci avvoltoi mediatici.</p>
<p>Target, fascia di mercato, materiale umano; sono solo alcuni agghiaccianti termini usati per identificare la gente a mucchi.</p>
<p>Senza soffermarsi sul vivere la società italiana e quello che ne comporta, penso che sia importante vedere ora la gente non come oggetto di consumo, ma come oggetto consumato. Le pile sono scariche, i coniglietti non corrono sorridenti al traguardo, sono appesantiti dalle convenzioni, dagli aumenti dei costi e in proporzione ai bisogni apparenti.</p>
<p>È il momento di produrre un rinnovamento, di condividere i saperi per creare un habitat positivo, non di sfruttare e depredare le masse.</p>
<p>In fondo è tutto un circolo, chi identifica è a sua volta identificato, chi determina una “fetta di mercato” rientrerà suo malgrado in altre fette, creando e subendo nello stesso momento le regole sociali e di mercato. Sono vari i fattori che determinano questo; primo tra tutti il denaro.</p>
<p>Per certi versi questo meccanismo funziona in modo analogo anche nell’arte. Il micro-mondo ricalca in scala la società, dove l’identificazione è tutto. Spesso un’artista diventa tale quando il suo lavoro è categorizzabile, quando è circoscritto da un’impressione costante. Da una parte questo è positivo, perché in anni di ricerca ognuno elabora un linguaggio codificato in continuo sviluppo, ma dall’altra è fortemente limitante perché annulla l’unicità di ogni singola opera e la libertà d’azione e d’espressione. Spesso questi binari sono richiesti dai curatori (non tutti per fortuna), che dovrebbero essere artefici di continui cambiamenti, non arbitri di un gioco di etichette.</p>
<p>È sminuente, equivale a considerare l’artista come un oggetto di consumo senza rendersi conto di trasformarlo in oggetto consumato.</p>
<p>Ma non sempre è così, non siamo pessimisti, esistono molteplici strade parallele su cui spostarsi, quotidianamente e repentinamente, per sopravvivere e definire una propria rotta, nell’arte come nella vita. L’importante è non fermarsi ad aspettare, essere artefici del proprio rinnovamento, anche senza sapere dove arrivare. C’è movimento e sempre più realtà dislocate si sviluppano, in maniera autonoma. Nuove strutture, mentali prima che fisiche, possono ora avere rilievo senza consumarsi lungo il cammino per il disinteresse di chi fabbrica etichette. Sono dinamismi flessibili, giovani curatori ed artisti, che devono ispirare le strutture esistenti, e diventare fonte di costante fermento.</p>
<p>di Federico LANARO</p>
<p><a href="http://www.federicolanaro.com">www.federicolanaro.com</a></p>
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